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Hellas Verona, Mandorlini: "Io e gli scaligeri, un anno da ricordare"

Hellas Verona, Mandorlini: "Io e gli scaligeri, un anno da ricordare" TuttoB.com
© foto di Nicolo' Zangirolami/Image Sport
autore
Federico Errante
mercoledì 9 novembre 2011, 13:37HellasVerona

Andrea Mandorlini un anno dopo. Sono passati 365 giorni e sembra ieri... Era il 9 novembre del 2010, l'ex tecnico di Sassuolo e Cluj, di Atalanta e Vicenza prendeva in mano una squadra allo sbando dopo la batosta di Salerno. Tredici punti in dodici partite, Hellas lontano dalla vetta a due passi dalla zona retrocessione, più vicini alla C che alla B. Via Giannini, ecco l'ex guerriero di Mazzone a Trapattoni in panchina. Un tecnico che doveva rilanciarsi dopo le disavvenuture in terra rumena. «Ho scelto Verona perchè è una piazza importante, perchè sento passione, perchè c'è tradizione - disse l'allenatore - non prometto nulla ma vi assicuro che questa squadra darà sempre il massimo». Tutti sanno come è andata a finire. Hellas in B dopo una cavalcata esaltante, la rimonta, i play off da vittime sacrificali prima con il Sorrento e poi con la Salernitana, la grande festa in Piazza Bra. Non ci credeva nessuno. Anzi, a dire il vero, qualcuno ci credeva anche quando le cose andavano male. «Il progetto continua - disse Giovanni Martinelli alla presentazione di Mandorlini - l'anno scorso abbiamo gettato la promozione nelle ultime giornate, quest'anno non voglio voltarmi indietro, guardo avanti, continuo a crederci. Non lo faccio per mancanza di umiltà ma perchè so che questa squadra ha le carte in regola per salire, per acciuffare i play off. Ditelo pure, ditelo pure: Martinelli crede ancora nella serie B. Altrimenti perchè avrei dovuto cambiare allenatore?». Qualcuno l'aveva preso per pazzo, non è stato così. È arrivata la promozione, ora l'Hellas è una splendida realtà della serie B. Troppo presto per illudersi ma il patron è soddisfatto. Ieri pomeriggio è tornato con la squadra, da Bari a Verona. Clima disteso, volto soddisfatto, grandi sorrisi. Pacche sulle spalle anche nelle sale d'attesa dell'aeroporto pugliese. «Come faccio a non essere soddisfatto? - ammette Martinelli - la squadra sta facendo bene, ha reagito alla grande dopo il passaggio a vuoto. Questa è la conferma di quello che abbiamo sempre pensato. Avevamo raccolto solo tre punti in cinque partite ma meritavamo di più. Adesso dobbiamo continuare così. Il Crotone è una partita facile? Calma, calma... Non ci sono partite facili ma devo anche dire che, finora, abbiamo visto tante squadre. Abbiamo giocato sempre a testa alta, fenomeni non ce ne sono. Dipende molto anche da noi...».

Sorride anche Mandorlini. Tranquillo, rilassato. In attesa dell'imbarco scherza con i suoi collaboratori, con gli accompagnatori. Regala un sorrso ai suoi ragazzi. «È già un anno che sono qua? Ma va, sembra ieri - butta lì il mister gialloblù - è stato un anno vissuto pericolosamente, molto intenso, tante emozioni. Il momento più difficile? Non saprei, dovrei pensarci un po'... Tutto sommato non ne vedo, abbiamo vissuto periodi delicati ma siamo stati bravi a uscirne tutti insieme. È stata brava la squadra, la società. Il momento più bello? Il bello deve ancora venire...». Eccolo lì il vero Mandorlini. Un professionista serio, preparato, concentrato. Ha forgiato un gruppo compatto che non molla mai. Ogni tanto però, non può nascondere lo spirito «guascone», quello che piace tanto ai tifosi veronesi. Non le ha mai mandate a dire, ancora adesso ne paga le conseguenze, soprattutto quando il Verona affronta squadre del Sud. È successo anche a Bari. In Curva un gemellaggio tra i tifosi biancorossi e quelli della Salernitana che non hanno mai perdonato a Mandorlini di averli battuti nella finale play off. Adesso loro devono soffrire in serie D, l'Hellas si diverte in B. E poi quel coro «Ti amo terrone» nel giorno della festa gialloblù. Non sono bastate le spiegazioni, Mandorlini è il nemico pubblico numero uno. Cori offensivi dal primo all'ultimo minuto, striscioni che al Bentegodi non potrebbero nemmeno avvicinarsi allo stadio. A Castellamare o a Bari fanno bella mostra in gradinata. Probabilmente le regole sono diverse. «Ho sentito ma non ci ho fatto caso, quando sono in panchina sono troppo concentrato sulla partita - spiega Mandorlini - lo striscione in Curva? Mi hanno detto ma non l'ho visto. Cosa ci devo fare? Ho spiegato tante volte cos'è successo, ho parlato di ironia, di goliardia, ho cercato di sdrammatizzare. Pazienza, vorrà dire che ne pagherò le conseguenze quando torneremo in questi campi». Soprattutto se il Verona continuerà a vincere. «Ecco, mettiamola così - conclude Mandorlini - pensiamo alla squadra, pensiamo all'Hellas». Per un altro anno da vivere «pericolosamente».

Fonte L'Arena