Hellas Verona, Mandorlini e le mosse vincenti
Dev'essere una bella sensazione per Andrea Mandorlini guardarsi indietro, verso la panchina, man mano che il tempo corre via e magari in campo qualcosa non va.
Incrociare gli occhi di chi è seduto, sicuro di trovare certezze, pensare che da lì a qualche minuto la storia della partita sarà un'altra. Tanta gente decisiva, non solo quelli che la buttano dentro. Valori aggiunti determinanti per la classifica.
Pareggi diventati vittorie, mezzi sorrisi trasformati in esultanze a perdifiato, una mezza zona playoff rimodellata in un gran secondo posto.
Svolte autentiche, crocevia che rischiano di essere ricordate come immagini-simbolo di una stagione straordinaria.
Brava la società nelle sue scelte, bravo Mandorlini a cogliere l'attimo, bravi quelli che si alzano dalla panchina ed eseguono alla lettera, bravo chi è partito come riserva della riserva e oggi si ritrova uomo-mercato. Di sicuro certe correzioni in corsa oggi, dopo 21 partite, hanno fatto tutta la differenza del mondo.
LA ZAMPATA DI SASA. La prima mossa che incide direttamente sul risultato è quella di Ascoli. Il Verona ha una marcia in più ma il varco giusto non lo trova. Gomez ha pareggiato l'autogol di Mareco, l'Hellas si sbatte ma la fame dell'Ascoli sembra un ostacolo troppo alto. Mancano 18 minuti alla fine quando Mandorlini fa un cenno a Bjelanovic, uno chiamato proprio per occasioni come queste. Per avere minuti di qualità. Esce Ferrari, prima ancora D'Alessandro era entrato per Mancini.
Mandorlini pensa, Sasa è una sentenza. Partita agli sgoccioli, Gomez se ne va sulla fascia, Bjelanovic entra col tempo giusto. È fatta.
L'URLO DI PIKI. Il periodo grigio era finito da poco. I tre punti in cinque partite appena dimenticati dallo squillo di Cittadella, nonostante l'uomo in meno. Le otto vittorie di fila erano però ancora una vetta lontana, quella col Brescia solo la seconda puntata di un'infinita serie di successi. Ma nessuno lo sapeva ancora.
Non granchè la partita, serve un colpo di genio. Si toglie la tuta Mancini. Mandorlini rispolvera pure Pichlmann, stavolta Bjelanovic non c'è. Si siedono Ferrari e D'Alessandro.
Otto minuti allo scadere. I titoli di coda sono dietro l'angolo, pensi che un punto col Brescia in fondo non sia poi così male. Pichlmann però non è esattamente d'accordo, il sinistro dal limite che muore all'incrocio fa scattare Mandorlini ed esplodere il «Bentegodi». Proprio da brividi.
DOPPIA TORRE. Con l'Albinoleffe sembra stregata, sarà perchè sarebbe l'ottava gemma, quella del record. Niente, i minuti passano e il bunker resiste. Si gioca contro un muro, catenaccio che avrebbe fatto impallidire anche Nereo Rocco. Urge trovare rimedio.
E Mandorlini va sul sicuro. Stavolta il mister anticipa un po' i tempi. Ne mancano 21 di minuti quando entra Pichlmann, 14 quando tocca a Bjelanovic. Non ci sono più Russo e Ferrari. Non va troppo per il sottile l'Hellas, palla in mezzo e quei due a muovere le acque. Il jolly lo pesca ancora Piki, stavolta d'opportunismo, quasi agli sgoccioli. Altro mattone pesantissimo.
MARCA FRANCESE. La gioia è freschissima. Col Modena bisogna ravvivarla in fretta.
L'Hellas è sotto, stavolta Pichlmann e Bjelanovic entrano insieme. C'è ancora mezzora sul tabellone, prima o poi qualcosa succederà pensano tutti. Macchè, non si muove una foglia. Strano, ma vero.
Ci vuole l'apriscatole supplementare, Matthias Lepiller, uno su cui non avresti scommesso una lira al primo giorno di Sandrà (compreso Mandorlini) nonostante le buone referenze sparse in giro per l'Europa. «Se indovina anche questa Mandorlini è un fenomeno», dice la gente sulle tribune. Chissà, forse lo è davvero. Forse no.
Di sicuro il fenomeno lo fa Matthias Lepiller prima che Juanito Gomez completi l'opera. Una liberazione.
MERCATO IN CASA. Lepiller è solo l'ultima delle creazioni firmate Hellas. Ci voleva solo un po' di pazienza. Quella reclamata a suo tempo da Gibellini, quella sposata da Mandorlini col lavoro della settimana.
Si è rimboccato le maniche il mister, fedele ad una convinzione che nessuno gli toglierà mai. «I giocatori hanno bisogno di conoscenze, dai bambini a quelli di serie A. Si continua a parlare di gestione, di altri concetti sì importanti ma che hanno deviato l'attenzione dal mestiere vero e proprio di allenatore».
Dedicato ai giovani e a chi andava plasmato giorno dopo giorno. Mandorlini ha atteso Doninelli, ha dato tempo a Jorginho, ha restaurato Lepiller, ora ha anche Natalino. Oro colato per volata finale.


