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Hellas Verona, "Mandorlini è il nostro Mourinho"

Hellas Verona, "Mandorlini è il nostro Mourinho" TuttoB.com
© foto di Tommaso Sabino/TuttoLegaPro.com
autore
Federico Errante
domenica 26 giugno 2011, 00:00HellasVerona

E gloria fu. Dopo una lunga astinenza il Verona ha ritrovato il piacere dell'abbandono alla gioia. Benito Siciliano, consigliere delegato del club di via Torricelli e punto di riferimento per il presidente Giovanni Martinelli, può tirare un lungo sospiro di sollievo. La vittoria dell'Hellas è anche la sua vittoria. Un successo arrivato dopo mille traversie. Bocconi amari da inghiottire, la speranza mai venuta meno. E adesso si può brindare. Prima di iniziare a camminare per la nuova via tracciata dall'Hellas

Siciliano, dove nasce questo successo?

"Tutto inizia due anni fa. Giovanni Martinelli salva il Verona dal fallimento, ci mette la faccia, investe in maniera importante. Sacrifica se stesso. Lo fa da tifoso e da appassionato. La promozione è sua. E noi gli siamo stati sempre vicino".

La considera una sua rivincita personale?

"Non sono alla ricerca di rivincite. Mi affido alla 'mano di Dio'. Sono molto religioso, e cerco di tenere lontano da me qualsiasi tipo di emozione negativa. Voglio, però, aggiungere una cosa: nella vita chi lavora e mette in discussione se stesso, può anche sbagliare. Noi abbiamo dato tutto per il Verona. E oggi i risultati ci danno ragione".

Per lei sono stati due anni travagliati.

"Sapete tutti che sono uscito dalla società per divergenze con il direttore Bonato. Ho lasciato la squadra che era prima in classifica, e al rientro l'ho ritrovata fuori dai playoff, con la tristezza a galleggiare sulle nostre teste. Purtroppo quando marito e moglie si separano, anche i figli possono correre il rischio di andare in tilt. Credo che in quel momento all'interno dell'universo Hellas si sia perso l'equilibrio giusto per andare in fondo con la mentalità vincente per ottenere la promozione. Ma tutto ormai fa parte del passato".

Le critiche le hanno fatto male?

"Ricordo ancora lo striscione "Gibellini e Siciliano raus'. Ma oggi sono felice di dire che abbiamo avuto coraggio delle nostre scelte e siamo stati ripagati. E non parlo solo a titolo personale. Penso al Verona, solo al bene del Verona".

La società si sta preparando al nuovo campionato. Gode di buona salute?

"La società è solida, ha le idee chiare ed è composta da persone che sanno quello che vogliono. Rispetto a tanti altri club, noi possiamo essere additati come modello. Però.".

Però cosa?

"Però Martinelli non può procedere da solo. Se vogliamo dare seguito ad un progetto ambizioso è necessario trovare forze fresche. Altrimenti il rischio è quello di pensare solo a sopravvivere".

La vostra strategia è nota?

"Penso sia risaputo: vogliamo affiancare due o tre figure a Martinelli. Il presidente si è svenato per l'Hellas. Ora ha bisogno del sostegno di persone serie e disponibili ad investire nel nostro progetto. E poi c'è il secondo passo da fare: lo stadio di proprietà. Fondamentale per pensare ad un futuro che possa valorizzare al massimo il marchio Hellas. La presentazione fatta qualche mese fa non è stata certo casuale. Abbiamo pensato a tutto."

Nuovi soci alle porte?

"Sono sincero, non nascondo nulla. Oggi non siamo in trattativa con nessuno. Meglio: di concreto non c'è nulla. Nemmeno un foglio scritto a matita. Questa è una situazione che si protrae da tempo. Ma dobbiamo continuare a sperare che qualcuno di veramente serio possa affiancare il presidente".

Dove si è fatto il Verona?

"Ad inizio stagione, quando abbiamo avuto il coraggio di voltare pagina in maniera drastica. Il cambiamento a livello tecnico e dirigenziale è stato radicale. Mi ricordo le perplessità emerse in quel momento. Si era perso tempo nel tentativo anche di approntare il ripescaggio in serie B. Dunque, si era creata una situazione non certo facile da gestire e da vivere. Ma oggi posso dire: abbiamo fatto la cosa giusta".

Sul piano personale sente di dover aggiungere qualcosa?

"Per 4-5 mesi la malattia ha tenuto lontano il presidente dalla società. Mi sono preso sulle spalle tutte le responsabilità che ne derivavano. E l'ho fatto per il bene del Verona. Non voglio meriti. Ma per l'Hellas c'è chi lavora anche in silenzio".

Mandorlini?

"Lo considero il nostro Mourinho. E non esagero. Appena arrivato la tendenza data dai risultati era di poco migliore a quella di Giannini. Io allora ho preso da parte Gibellini e gli ho detto dopo la sconfitta con il Gubbio: lasciamo al mister carta bianca. Deve fare il Mourinho, sentirsi addosso la squadra, e tutte le responsabilità del caso. Noi ci siamo defilati e Mandorlini è diventato il centro dell'Universo Hellas. I risultati dicono che è stata fatta la cosa giusta".

La vittoria almeno, se l'è goduta?

"Abbiamo fatto un'impresa. Ma a Salerno ci siamo dimenticati di portare i caschi di protezione per i nostri ragazzi. Ne avremmo avuto bisogno. Comunque sia: è andato tutto come doveva andare. E siamo pronti per ripartire".

Fonte L'Arena