Hellas Verona, Mandorlini e gli altri "mister promozione"
In principio fu Angelo Piccioli. Bell'uomo, ex giocatore dell'Hellas, uno che sapeva giocare a carte e conquistare le donne, almeno così dicono. Un grande, comunque sia. Non a caso, fu lui a firmare la prima promozione dell'Hellas, la prima serie A, nella stagione d'oro '56-'56. Il Verona era quello di Ghizzardi e Bassetti, Maccacaro e Ghiandi e Ciccio Stefanini che giocava con la pancera per "stringere" le curve. Bei tempi, al vecchio Bentegodi. "Eravamo partiti per salvarci e invece conquistammo la A" raccontava sempre Sante Begali, uno degli "eroi" di quella promozione. "Il premio? E chi lo vide mai?". Begali stravedeva per Piccioli. "Era un po' il Bagnoli di quegli anni. Sapeva di calcio e di uomini, divenne un punto di riferimento per tutti, costruì un gruppo fantastico". L'anno dopo gli andò male, in serie A, ma questa è un'altra storia.
DIECI ANNI DOPO. Un salto in avanti, eccoci al Verona di don Saverio Garonzi e di Nils Liedholm. Stagione '67-'68, il Verona è quello di Bui e di Mascetti, Maddè, Savoia e Bonatti. Ricordate tutti come andò il finale. "Se nol me porta 'n serie A - urlò un giorno Garonzi a Liddas - el mando ia". E quando pensò, terz'ultima di campionato, che il treno fosse ormai passato, un'altra volta, don Saverio chiamò Giancarlo Cadè, che faceva miracoli al Mantova. "Vegnelo qua?" gli chiese. Cadè disse sì. Intanto, il Verona di Liddas che pareva spacciato, fece il miracolo. Passò a Bari (Mascetti e Bonatti a segno) e poi battè pure il Padova (ancora Bonatti), centrando la promozione. A questo punto, don Saverio non sapeva più che cosa fare. Prese Liedholm da una parte e gli disse, "...come fasso a mandarlo via, ghe digo a Cadè che ho cambiato idea...". Il Barone, da gran signore qual era, lo tranquillizzò. "Commendatore - gli rispose senza scomporsi - lei ha dato la parola a Cadè e deve prendere Cadè". Così si consumò un divorzio che nessuno avrebbe voluto.
MAZZANTI, UN EROE. E poi venne Gigi Mascalaito. L'unico, prima di Mandorlini, ad aver vinto satlando sul treno in corsa. Gli fece posto Cadè (ancora lui), un giorno in cui don Saverio prese da parte Fiumi. "Così no 'ndemo 'n serie A". Era l'anno della telefonata, la B come condanna per un'ingenuità. Garonzi affidò il Verona a Mascalaito. Squadra un po' in affanno, molto aveva speso, molto aveva dato. Arrivò all'ultimo km col serbatoio in riserva e acciuffò la speranza con lo spareggio di Terni. Di là c'era il Catanzaro di Gianni Di Marzio, il "profeta del sud". Nel "forno" di Terni, decise tutto Robertone "Pantofola" Mazzanti con un gol che appartiene alla storia e che ci mette ancora i brividi addosso.
PRIMI ANNI '80, ARRIVA BAGNOLI. Già, cominciano gli anni dell'Osvaldo. All'Hellas sta stretta la serie B, Guidotti, Di Lupo e gli altri chiamano il tecnico che ha appena promosso il Cesena. E Bagnoli non tradisce le attese. E' il Verona di Garella, Lelj e Cavasin, di Nico Penzo e di Gibo-gol. Il Verona centra il sogno della A e non sa ancora che di lì a poco avrebbe cominciato a scrivere una storia senza fine. Quella squadra, con qualche ritocco, darà spettacolo in serie A, due anni per prenderci le misure e poi la cavalcata dello scudetto.
ANNI '90, CI PENSA FASCETTI. Quando il ciclo finisce, il Verona torna in B nell'amara giornata di Cesena. Se ne va Bagnoli, si volta pagina. Ma per risalire, serve il broncio di Genio Fascetti, uno che non le manda a dire, ma che riesce in un mezzo miracolo. E' la stagione del fallimento, la squadra, a volte, si deve pure pagare le trasferte (o quasi...), Fascetti riesce a compattare il gruppo, giovani e anziani, costruendo un mix che riporta l'Hellas nel paradiso della A. Sarà toccata e fuga, Stojkovic e Raducioiu, ma anche questa è un'altra storia. Fascetti, tra l'altro, sarà rilevato da Liedholm, ancora lui, ma la scelta si rivelerà purtroppo infelice.
E' L'ORA DI PEROTTI. Ancora serie B, in un'altalena difficile da accettare. Ci porta giù dal'altalena, l'equilibrio e la serenità di Attilio Perotti, a metà anni '90. E' il Verona della famiglia Mazzi, che si affida al tecnico ligure proprio per le sue caratteristiche. Perotti non fa proclami, vola sempre basso, non vende fumo e non distribuisce sogni gratis. Ma lavora sodo e non sbaglia la missione. Il Verona rientra tra le grandi nella bolgia di Lucca, con un gol (l'unico) dell'allora baby Marco Di Vaio. Perotti, un gentiluomo in panchina, lascia tutti di stucco e se ne va. "Motivi di famiglia" dirà. Dopo di lui Cagni, dopo di lui, il diluvio. Purtroppo.
MENO MALE CHE C'E' PRANDELLI. Lì per lì, la scelta di Pastorello lascia un po' perplessi. Prandelli è reduce dall'esonero di Lecce. Mah... In realtà, Verona può apprezzare uno dei suoi tecnici più bravi, che da lì spiccherà il volo per arrivare alla Nazionale. Prandelli ci mette un po' a prendere le misure, poi il Verona decolla fino al gol promozione in quel Verona-Napoli firmato da Totò Marasco. E sempre Prandelli, regalerà l'anno dopo un'altra stagione da ricordare con una serie A da copertina e un girone di ritorno da favola, nel segno di Fabrizio Cammarata.
Il resto, dite? Beh, da allora, tanta acqua sotto i ponti. Tante delusioni. E cadute. Giù. Sempre più giù. Sembrava un pozzo senza fine, chissà mai quando usciremo dal tunnel, pensavano tutti. Poi all'orizzonte sbucò Andrea Mandorlini. Chapeau.


