Hellas Verona, Lepiller: "Pensare? Meglio tirare"
«...e già sentiva in faccia l'odore d'olio e mare che fa Le Havre». Porto di mare. Salpi per altri mondi. E non sai che forse dall'altra parte troverai la guerra. Pure Francesco Guccini dedicò pensieri al porto di Normandia nella sua Amerigo. Chiedete a Matthias Lepiller. Nato a Le Havre, salpato per il mondo. Lui vi dirà di più. Marinaio del calcio. Cresciuto con gli occhi puntati sulla Manica. Più in su l'Inghilterra. In mezzo il mare. E la speranza. Emigrare, a volte vuol dire morire. A volte rinascere e vivere la vita che vorresti. Oggi Lepiller ha imparato a fare la cosa giusta quasi a comando. Andrea Mandorlini lo ha pescato dal cilindro nel momento della disperazione. E lui ha risposto con il gol. Oddio, fa l'attaccante. E per convincere serve parlare soltanto ed esclusivamente questa lingua. Minuti finali di Verona-Modena. Una fiaba già raccontata. «Non ho pensato», ha detto dopo aver spedito il pallone nel sacco. «Ho calciato. Perché pensare ti toglie tempo». Pure filoso Matthias. Girovago fin dalla prima gioventù. Il ragazzo è dell'88, pare, però, abbia già vissuto il mondo.
A 16 ANNI COI GRANDI. A Le Havre, porto e casa sua, lo hanno fatto debuttare in League 2 ad appena sedici anni. Un assaggino, giusto per gradire. Ma il ragazzo dev'essere piaciuto. Tanto che la Fiorentina se lo prende sotto braccio. «Resti con noi, ma intanto parti e vai». E allora Matthias si mette a viaggiare. Nel 2006 veste viola. Primavera viola, la sua stagione. Dicono abbia piedi educati ed un calcio potente. Ma va testato in contesti più severi. E allora biglietto alla mano finisce al Grasshoppers. In Svizzera, però, non trova i tempi giusti per recitare nel coro. Quattro presenze, zero gol. Il talento stracciato. Ma a volte capita di finire fuori posto. La Fiorentina se lo riprendere e finalmente lo piazza al posto giusto.
IL BELGIO PORTA BENE. Eupen è una cittadina belga orgogliosa e intraprendente. Pure la squadra di calcio che c'entra la promozione dalla Serie B alla A. E Lepiller? Diventa protagonista. Quattro reti al primo approccio. Dieci centri nell'anno del grande salto. Il web, per chi sa cercare a lungo, regala immagini di un ragazzo dal sorriso furbo. Spesso al centro di balletti festanti. Con i compagni a circondarlo in campo dopo un gol. Bella storia. Resta anche in serie A. I numeri non gli danno ragione fino in fondo: 23 presenze e 2 reti. Torna a casa, che poi è Firenze. Stavolta resta in Italia. E firma per il Verona. Fine estate, inizio della sua storia. Prestito con diritto di riscatto. Gibellini stravede per il giocatore. E dice di lui: «Vedrete...». Per vederlo, però, bisognerà aspettare quattro mesi. Matthias arriva con qualche chilo di troppo addosso. Zavorra da abbandonare in fretta. Lavora duro. Ma intanto i compagni si mettono a viaggiare. E lui racconta. «Sono arrivato che ero già in ritardo. Senza condizione, senza preparazione. Dovevo solo allenarmi e correre. Sapevo che non sarebbe stato facile. Lontano dalla squadra non è facile. Ma ho lavorato. Molto».
«FAI QUELLO CHE SAI FARE». Fino al suo momento. Pochi minuti. Ma la storia è sempre la stessa. O prendi e vai, o lasci e vai. «Mandorlini mi ha detto di fare quello che so fare». Che poi è la tattica giusta. Istinto e qualità. Altro che diagonali e sovrapposizioni. Lepiller si coordina. Batte e segna. Il Bentegodi esplode per lui. Lo scopre, lo ama. «Ho sentito il calore della gente», dice, «e dei compagni. Mi hanno aiutato sin dall'inizio». Lepiller adesso è tornato in emersione. Presto capiremo il suo destino, ne coglieremo meglio talento, valore, qualità. Comparsa, meteora, colpo di mercato azzeccato. «Ringrazio chi ha creduto in me». Dice usando bon ton ed esprimendosi con uso del galateo calcistico. Gibellini scommette su di lui. Mandorlini gli ha regalato ribalta. Pure all'Olimpico. La revolution silenziosa di Matthias parte da quel gol. Ma non può fermarsi lì. Sarebbe troppo semplice. Eroi per un giorno non basta per diventare eroi per la Storia.


