Hellas Verona, Jorginho e Tatchtsidis a scuola: "Da piccoli ci portavamo il pallone a letto"
Dieci anni fa erano seduti anche loro sui banchi di una scuola elementare. Adesso sono i beniamini di tanti ragazzini che tifano Hellas. Ieri mattina Panagiotis Tachtsidis e Jorginho sono stati sommersi dall'abbraccio degli scolari della scuola elementare di Parona, con un po' di timidezza e tanta emozione hanno risposto alle domande degli alunni e si sono raccontati. Dai momenti felici con il Verona alla nostalgia per la famiglia lontana, dalle passeggiate in centro con gli amici alle passioni condivise con tanti coetanei.
L'HELLAS. Sono giovani ma sono diventati un punto di riferimento nella squadra di Mandorlini che ha scalato le posizioni della classifica di B. «La prima partita con l'Hellas - racconta Jorginho - l'anno scorso giocavo nella Sambonifacese, ora faccio parte di un gruppo che lotta per un obiettivo importante. Bellissimo». «Il mister chiede grande applicazione e ci fa lavorare molto - continua Tachtsidis - ma lui è un maestro per tutti e i risultati si vedono».
LA CITTÀ. Jorginho è arrivato a Verona nel 2007 e vive in città da quattro anni, Tachtsidis è sbarcato in riva all'Adige sei mesi fa ma si sono integrati perfettamente. «Esco, vado in giro con gli amici - racconta Jorginho - oppure ci troviamo a casa di compagni di squadra. Abbiamo creato un bel gruppo». «La città è bellissima - aggiunge Panagiotis - io sono nato e cresciuto in una capitale come Atene ma qui sto veramente bene. C'è la grande passione dei tifosi ma la vita è tranquilla».
LE PASSIONI. E dopo il calcio, alla fine degli allenamenti. Le passioni sono quelle degli altri ragazzi di vent'anni. «Spesso ci ritroviamo per andare al cinema - dice Tachi - vado a vedere un po' di tutto, il modo migliore per stare insieme e passare il tempo. Anche per imparare un po' l'italiano. Mi piace moltissimo anche passeggiare in centro, quando ci sono delle belle giornate». «Anche a me piace andare al cinema - continua Jorginho - soprattutto perv i film d'azione. Oppure in casa, a giocare con la play station».
LA FAMIGLIA. Uno brasiliano, l'altro greco. Hanno lasciato le famiglie a migliaia di chilometri di distanza, sono partiti da bambini, adesso possono tornare quando il campionato si ferma. «Non è stato facile - racconta Jorginho - soprattutto quando ho preso le valige e me ne sono andato da casa che ero un ragazzino come voi. Però sono molto legato alla mia famiglia, adesso la tecnologia è cambiata, ci sentiamo spesso, il rapporto è molto forte e con la distanza si è consolidato». «Torno a casa appena posso - spiega Tachtsidis - ma durante il campionato non è facile prendere l'aereo e correre in Grecia. Ogni tanto i miei genitori vengono qua, stanno con me, Fosse per loro mi chiamerebbero ogni momento».
LA SCUOLA. Impossibile cancellare i ricordi della scuola. «Mia mamma ci teneva molto - sorride Jorginho - ma io non vedevo l'ora di correre fuori per giocare a calcio, anche in strada». «Mi sono divertito andare a scuola, avevo tanti amici - conclude Tachtsidis - ma sognavo le partite, avevo sempre in mente il pallone, me lo portavo anche a letto».


