Hellas Verona, il dilemma in vista del Padova
Il dilemma è lì, nel cuore del gioco. Esposito o Tachtsidis? Dipende. Due strade molto diverse, che Mandorlini ha percorso finora con disinvoltura estrema. La rosa lo permette. Un regista da piedi d'oro o una diga di granito? Decide il mister, felice di avere a disposizione due opzioni di questo calibro.
DIGA CENTRALE. Mandorlini non ha mai nascosto la sua idea di base e la volontà di prediligere un giocatore di stampo difensivo come metodista. «Proprio per formare un bel castello di protezione insieme ai due centrali», la fotografia scattata più volte da Mandorlini, quando ancora Esposito era il titolare indiscusso e Tachtsidis era ancora a Grosseto. Per di più Mandorlini ha spesso stuzzicato Gennaro, sottolineandone certe lacune quando il pallone ce l'ha l'avversario. «Se migliora anche da questo punto di vista diventerà un giocatore ancora migliore», ha continuato a ripetere, per stimolare le potenzialità ancora inespresse del suo faro.
DOPPIA DIMENSIONE. Umile e silenzioso, Esposito ha lavorato duramente per limare certi difetti. «Di quello che dice il mister cerco di assorbire tutto. La mia disponibilità è massima, so dove devo migliorare. Mi rendo conto che nella fase di non possesso posso crescere parecchio. Se però avessi avuto anche capacità difensive probabilmente non sarei rimasto così tanto in serie C, datemi solo un po' di tempo», ha sempre ripetuto Gennaro nel ritiro di Castelrotto, stimolato dalla concorrenza del giovane greco e da un palcoscenico nuovo in cui si mastica maggiormente il suo calcio d'autore. Osso duro Tachtsidis, il più giovane debuttante nella storia dell'AEK Atene e speranza del calcio greco. Uno su cui Mauro Gibellini è pronto a scommettere ad occhi chiusi.
SCELTE AD HOC. Mandorlini finora ha affidato il ruolo di centrale di metà campo ad Esposito contro Pescara e Sassuolo, a Panagiotis con Juve Stabia e Grosseto. Una decisione di volta in volta figlia delle indicazioni della settimana ma anche e soprattutto in base alle caratteristiche dell'avversario. Col Grosseto, ad esempio, Tachtsidis aveva il preciso compito di neutralizzare i centimetri di Nando Sforzini, che nello stacco aereo finiva spesso per indietreggiare per finire proprio nella zona di Panagiotis con un movimento che Mandorlini aveva già visto e studiato in settimana. E a Castellammare la musica è stata pressoché la stessa, visto che l'avversario cercava spesso e volentieri la testa di Mbakogu.
QUALITA' E QUANTITA'. Di soluzioni Mandorlini ne ha in ogni caso tante, al di là del dualismo Esposito-Tachtsidis. Basterà aspettare Cangi e Natalino per infoltire la fascia destra di altre due soluzioni valide. Scaglia è stato finora padrone della zona di sinistra, ma Pugliese è un titolare a tutti gli effetti. E in mezzo non potrà, prima o poi, non trovare spazio Mareco. A centrocampo Galli (peccato per l'infortunio) ha dimostrato di avere grandi colpi, Mancini di essere la solita pedina che puoi mettere ovunque, Jorginho di valere i compagni più grandi appena avrà acquisito qualche gettone in più. Davanti Mandorlini ha le opzioni più disparate. D'Alessandro quando è entrato ha sempre dato la scossa, Pichlmann rimane il capocannoniere dell'Hellas per i gol segnati in B. E poi c'è Lepiller, punto di domanda ma solo fino a un certo punto. «Se lo vedi calciare non capisci se il suo piede preferito è il destro o il sinistro. Gli ho visto segnare gol incredibili», racconta Totò De Vitis, che l'ha visto crescere il francese alla Fiorentina. Il ventaglio è ampio. E Mandorlini sa bene come dirigere l'orchestra.


