Hellas Verona, il costante banco di prova. Stavolta, per tutti
E’ durata meno di 24 ore l’euforia dovuta all’impresa compiuta dai gialloblù in casa del Torino. Alle 16 di martedì il Giudice Sportivo rendeva nota l’ultima ammenda nei confronti del club scaligero, dell’entità di 40mila €. Mica bruscolini, per una società che vanta un uomo solo al comando. Ripetuti cori di discriminazione razziale che stridono se accostati alla prestazione di spessore evidenziata dagli uomini di Mandorlini, autori della partita perfetta. Tutti noi auspicavamo un’incremento di marcia rispetto al match del “Ferraris”, e così è stato.
Un Gomez Taleb sgusciante abile a mandare in bambola la retroguardia di Ventura, un Maietta in versione “numero 10″, forte di un’invidiabile progressione, Jorginho e Tachtsidis sempre più fiori all’occhiello della formazione scaligera.
Peccato però, che si balzi poi agli onori della cronaca per la solita etichetta. Scendendo dalla tribuna stampa dell’Olimpico, sento dire da un sostenitore locale “Ecco, in questo stadio abbiamo fatto cantare pure ‘sti razzisti”. Ti si stringe il cuore, perchè Verona è ben altro. Ora la spada di Damocle pende sulla testa del club, il rischio è quello di disputare gare a porte chiuse, essere sconfitti a tavolino o giocare in campo neutro. Il cambio di marcia non deve più interessare solo chi calca il rettangolo verde, ma tutto l’ambiente.
La società ha in cantiere, come annunciato nel comunicato del 14/3, un progetto di sensibilizzazione che deve creare un circolo virtuoso. Sabato al “Bentegodi” arriva il Vicenza. Il derby per eccellenza, un banco di prova per dare continuità agli ultimi punti centrati in Piemonte. Ma anche per vedere che il messaggio è stato recepito. Il pubblico veronese è sempre stato l’uomo in più, per passione, attaccamento, intensità. Quello di non averlo al proprio fianco è un rischio che nessuno vorrebbe correre.


