Hellas Verona, Gomez: "Voglio conquistare il Bentegodi"
Il bomber argentino Gomez, appena rientrato da Buenos Aires, confida il suo entusiasmo ai cronisti per il ritorno a Verona "Bello che il Verona abbia voluto tenermi. Di sicuro ci speravo, ma non potevo esserne certo. Ci rimasi un po' male quando la società mi disse di avermi prestato al Gubbio. Chi gioca nell'Hellas non vorrebbe mai lasciarlo. Almeno per me è così. Sapere di restare mi dà grande carica".
Visti i risultati andare al Gubbio però è stata la sua fortuna...
«Mi sono sentito subito bene, c'era un gruppo molto unito e tutti remavano in un'unica direzione. Ai giornalisti e alla gente abbiamo detto che volevamo solo salvarci, dentro di noi però sapevamo di valere qualcosa di più. Anche se non credevamo di poter vincere il campionato».
Gigi Simoni l'ha definita un giocatore di alta fascia anche per la B...
«Un orgoglio sapere che uno come Simoni abbia detto questo. Lui mi ha trasmesso subito tantissima fiducia. A volte mi raccontava del suo passato all'Inter, di Ronaldo e di quello che riusciva a combinare col pallone. Stavo ore ad ascoltarlo, Ronaldo è il mio idolo e Simoni sarà sempre un grande maestro».
Come è cambiato in questi mesi Gomez?
«Sono diventato un giocatore più sicuro, più consapevole dei miei mezzi. A Gubbio sono cresciuto molto».
Crede che sarà titolare al Verona?
«Tutti vogliono esserlo, anche quando giochi una partitella fra amici. Presto per dirlo. Il mercato è aperto, magari arriveranno altri attaccanti. Vorrei solo partire alla pari con gli altri. Se poi Gomez giocherà malissimo è giusto che stia fuori».
I numeri dicono che Gomez rende al meglio da attaccante centrale...
«Molti dei 18 gol li ho segnati proprio come prima punta, anche se atipica. Col nostro 4-3-3 non serviva per forza un attaccante forte fisicamente. Ho cominciato da esterno sinistro, anche se spesso io e il centravanti scambiavamo la posizione. Finchè un giorno mister Torrente mi prese da parte e mi disse che giocando centralmente avrei avuto molte più occasioni. Ha avuto ragione lui. E a me è venuto tutto molto naturale».
Torrente la voleva anche a Bari...
«L'ho letto su internet, ma il mio agente non mi ha parlato di una trattativa vera e propria. Solo voci».
Il suo gol più bello?
«Con la Paganese, quello che ci ha dato la promozione. Bello e importante. Ma anche la mezza rovesciata alla Paganese all'andata non è stata male».
Perché l'Hellas non ha mai visto il vero Gomez?
«Non lo so sinceramente, io ho sempre cercato di fare del mio meglio. Non era facile però. C'erano sei attaccanti di alto livello, fra chi era sceso dalla serie B e chi aveva segnato sempre tanto in carriera. Per di più Verona non poteva aspettare me, era costretta a vincere senza perdere tempo. Io venivo dal Bellaria, da una squadra di metà classifica in C2. Ho avuto poco spazio. E giocando meno si segna meno. È anche però una questione di momenti. Penso a Giaccherini, è stato mio compagno al Bellaria. Poi è andato al Pavia, ora è in serie A e nel giro della Nazionale. La vita di un giocatore a volte cambia in fretta. Ma anch'io al Verona adesso ho la mia serie A, per di più in uno stadio bellissimo».
Eppure qualche giocatore ha parlato del Bentegodi come di un freno. Anche per lei è stato così?
«Mai avuto paura del Bentegodi. Chi gioca per l'Hellas non può avere timore di quindicimila tifosi che ti incitano dall'inizio alla fine. Normale che a Verona la pressione aumenti, ma se un giocatore si sente a proprio agio può riuscirgli di tutto. Come è successo a me a Gubbio e allo stesso Ferrari. Nessuno parlava bene di lui all'inizio. Invece, alla fine, ha fatto la differenza».
A proposito, che ne dice di un tridente Berrettoni-Ferrari-Gomez?
«Non mi sembra male, ma deciderà il mister. Conosco Berrettoni, è fortissimo. Ferrari mi ha impressionato, ho visto le immagini di gol bellissimi. Anche contro di noi ne ha segnato uno straordinario».
Lo stadio in cui non vede l'ora di entrare?
«Marassi, l'atmosfera dev'essere stupenda».
Ha sentito Mandorlini?
«No, mi ha chiamato solo Gibellini. Sono curioso e felice di poter lavorare con Mandorlini. Basta guardare la sua carriera per capire quanto sia bravo».
E Gomez quanti gol segnerà quest'anno?
«L'obiettivo è la doppia cifra. Se ci arrivo mi taglio i capelli a zero. Promesso».


