Hellas Verona, Gomez ritrova il "suo" Gubbio
L'attaccante più utilizzato da Mandorlini. L'oggetto dei desideri di grandi club. Hanno preso informazioni su di lui Torino e Palermo. In estate il Bari di Torrente l'aveva marcato stretto per portarlo in terra pugliese. Ma Juan Inacio Gomez Taleb oggi resta gioiello prezioso della collezione Martinelli. Fa bella mostra in vetrina. In attesa di ottenere definitiva consacrazione. E questo potrebbe essere l'anno giusto. L'uomo da un milione (e più) di euro sabato affronterà il suo passato più recente. Bella storia quella di Gomez a Gubbio. «Lasciai Verona alla caccia di spazi dove divertirmi - ci aveva raccontato tempo fa - e a Gubbio ho trovato gente che mi ha capito e valorizzato». Prima il Verona ma Gomez non era ancora diventato Juanito. Troppo presto per un nome tutto suo sulla maglia. Troppo presto per diventare un giocatore in grado di accendere le folle. Arrivava dal Bellaria. Era nato a Santa Fe. Aveva lasciato l'Argentina con addosso il sogno di tanti. Quasi realizzato oggi. Lo scorso luglio ci raccontava. «Quando inizi avventure così grandi, ti viene addosso un po' di paura. Non vedo l'ora di iniziare per capire chi sono davvero».
CI SARO' ANCH'IO. Febbraio gli ha regalato 23 presenze e 4 reti. Non è un bomber. Ma sarebbe ingiusto nei suoi confronti definirlo uno 'sfonda reti'. Gomez è uomo da tridente. Ti salta l'uomo, ti offre fantasia, ti inventa l'assist vincente. E soprattutto oggi non ha ancora detto tutto di se stesso. «Verona è la mia casa», ha raccontato sorridendo «e sono felice di essere finito dentro a questa bella storia. Perché in fondo, a volte, essere fortunati vuol dire essere al posto giusto nel momento giusto». Vorrebbe una promozione per raccontarla a chi gli ha raccontato quanto è stato bello essere con l'Hellas a Salerno lo scorso giugno.
LA COSA GIUSTA. Intanto il Gubbio. Per Juanito una stagione e mezzo in rossoblù. Due promozioni ingoiate tutte d'un fiato. Quindici presenze e tre reti per salire dalla Seconda alla Prima Divisione. E diciotto reti in trentuno gare l'anno scorso. Valore aggiunto per una promozione da urlo tra i cadetti. Pochi giorni fa il presidente Giovanni Martinelli ricordava: «Trattenere Gomez è stato come mettere a segno un grande colpo di mercato», ha detto il presidente gialloblù. Resterà? Partirà? L'importante ci sia adesso. Lui come Emil Hallfredsson e Mimmo Maietta. I «tre dell'Apocalisse» come li ha ribattezzati Mandorlini, sono il valore aggiunto del Verona di oggi.
COME UN DONO. Gomez non è narcista. Copre gli specchi e passa avanti. «Andare a Gubbio – ha raccontato _ è stata la cosa migliore per tutti. Là sono cresciuto, mi sono migliorato e ho capito tante cose. Mai avrei pensato di poter tornare a Verona e trovare tutto questo effetto. E vivere, soprattutto, una situazione così bella». Gol? Quattro. Ma sentite il suo pensiero. «Sfornare assist è una specie di dono. È gratificante far segnare gli altri. Mi trasmette grande soddisfazione. Mandorlini vuole questo». Il mister lo ha stregato.«È lui la vera anima del Verona. Ci fa sentire tutti importanti». E non sono parole, ma fatti. Nessuno è finito fuori dal progetto. Pure Mancini, fresco di prolungamento fino al 2014, è rientrato nel giro. Non solo. Il Verona oggi non dispone di un superbomber come Pescara e Sassuolo, ma ha già mandato in gol ben quattordici giocatori. L'ultimo della lista è stata Tachtsidis. «Che considero – ha spiegato ancora Juanito – il miglior investimento insieme a Jorginho». È il suo Verona. E' il Verona di Juanito. E l'Hellas ha un milione di buoni motivi per mandarlo ancora una volta sul palcoscenico. S'alza il sipario, arriva il Gubbio. Passato e presente si scontrano. Juanito in mezzo. Ruolo da protagonista. Silenzio in sala. S'inizia.


