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Hellas Verona, Ferrari: "Sono disperato ma non abbasserò la testa"

Hellas Verona, Ferrari: "Sono disperato ma non abbasserò la testa" TuttoB.com
© foto di Federico De Luca
autore
Federico Errante
domenica 8 luglio 2012, 13:20HellasVerona

Il giorno dopo è anche peggio. Il cervello di Nicola Ferrari continua a tornare indietro, alla ricerca di risposte impossibili da trovare. Fa caldo a Moniga, sponda bresciana del Garda. E silenzio. A bordo piscina c'è anche Vanessa, la sua ragazza da sei anni. Inseparabili. Presto saranno in tre, a dicembre arriva pure Filippo. Almeno loro due certe ansie riescono ad attutirle. Troppo lontano il Tnas, ultima chance per evitare che sulla carriera di Nicola cali il buio. Troppo vicino il raduno per non aver voglia di partire per Sandrà. Il Verona deciderà presto il da farsi, soppesando ogni particolare. Compresi i tempi tecnici del ricorso, tenendo conto che almeno fino a dicembre il Tribunale Arbitrale del Coni resterà in silenzio. «Sappiamo che Nicola non ha fatto nulla - diceva ieri il nuovo presidente dell'Hellas Maurizio Setti -, ma la situazione adesso è questa. Se lo porteremo in ritiro? Vediamo, valuteremo con calma». Ferrari in teoria può allenarsi regolarmente, la sua condizione è quella del giocatore squalificato e nulla più. Il tempo dirà. Batosta tremenda, ma Nick è già in piedi. Ferrari, più grande la voglia di reagire o la sensazione di impotenza? «Appena ho saputo del verdetto ero davvero distrutto. Finite le lacrime però mi sono imposto di lottare e credere ancora nella giustizia. Non posso certo mollare proprio adesso. Tengo tutta la rabbia per il giorno in cui tornerò in campo». Che si aspetta dal Verona? «Mi diranno loro quel che devo fare, di più non posso dire e non voglio chiedere. Né alla nuova dirigenza, né al presidente Martinelli». Andrà in ritiro con la squadra? «Non lo so, con la società non ho ancora parlato. Il Verona mi ha sempre appoggiato, credo lo farà anche da qui in avanti. È logico che bisogna pensare al bene della squadra. Io vorrei allenarmi, andare avanti. Ovvio». L'ha chiamata Mandorlini? «Lui mi conosce, aspetta un po' prima di farlo. È già successo altre volte. Ormai anch'io ho imparato a conoscere il mister». Altre telefonate? «Soprattutto quelle dei miei ex compagni dell'Albinoleffe di quei tempi.

Emblematico, vero? Loro conoscono la verità. In questi giorni ho capito chi ti vuole veramente bene e chi invece sa solo salire sul carro del vincitore». Il Verona su di lei puntava molto… «Sapevo di far parte del progetto e non voglio abbandonare l'idea. Penso e ripenso anche all'sms che mi ha inviato Carobbio, il numero due dei pentiti. Perché non l'hanno chiamato a testimoniare? Avrebbe confermato il contenuto del messaggio. La giustizia ha perso una grande occasione per fare chiarezza». I suoi pensieri più ricorrenti? «Vanno a Vanessa e a Filippo, per fortuna. È il periodo più bello della mia vita, sentimentalmente parlando, mi dispiace solo di non poter condividere appieno con loro tutta la felicità che questo momento merita. Mi sto sforzando, voglio far finta che non sia successo nulla. Dare un bacio alla pancia di Vanessa mi fa dimenticare tutto. Lotto. Almeno ci provo, ma è durissima». «Nicola, non mollare, siamo in molti a credere in te». Anche i tifosi le sono vicini… «Belle parole, davvero. Ho letto. Mi hanno fatto anche piangere. I tifosi, la gente che mi conosce non mi ha mai abbandonato, neppure per un momento. In tutta questa vicenda, al di là del giocatore, sono felice che la gente abbia capito il Ferrari uomo. E certe testimonianze d'affetto le porterò sempre dentro di me. Non le dimenticherò mai, comunque vada. In questi casi, di solito, il tempo passa e a lungo andare dentro ti rimane poco. Io voglio invece che certe sensazioni restino intatte anche fra molti anni». L'hanno inchiodata solo le parole di Gervasoni. Che gli direbbe adesso? «La rabbia è troppa in questo momento, lasciamo perdere. Meglio non dirgli niente». Ha messo in preventivo anche l'eventualità della rescissione? «Normale, chiaro che ipotizzi anche quello. La porta della giustizia però non è ancora chiusa del tutto, mi piacerebbe che certe decisioni eventualmente venissero prese a bocce del tutto ferme». Ha ripassato il periodo prima di quella partita tra Rimini e Albinoleffe del 2008, la partita incriminata? «Ci torno ogni ora, ma più ci penso e più mi convinco di non aver fatto nulla di sbagliato. Cosa potevo fare? E anche dopo mi sono comportato come dovevo. Mi sono presentato davanti ai giudici e ho detto la verità. La frustrazione sale ancor di più se penso che vicino a me nel processo c'era gente che ne ha combinate più di Bertoldo. Ma non mi arrendo, non sono il tipo».

Fonte l'arena