Hellas Verona, Ezio Rossi prevede: "A Torino finirà 1-1"
L'ha vissuta. L'ha raccontata. Adesso la rivive analizzando le tante sfide che caratterizzeranno la «Grande Sfida» tra Verona e Torino. Ezio Rossi è il doppio ex. Storia antica, la sua. Ma neanche troppo. Oggi guida il Cuneo. E i risultati sono buoni. I piemontesi, impegnati nel torneo di Seconda Divisione, sono ad un passo dalla vetta. «E vorremmo restare in alto fino in fondo – ammette Rossi -. Proprio come Verona e Toro».
Ezio è l'immagine del guerriero. La chioma leonina ha lasciato il posto ad un taglio quasi da 'marine'. Duro con i duri. Uomo tutto d'un pezzo. Rossi cavalca i ricordi e prova a raccontare in anticipo la partitissima. Rossi, partiamo dalla domanda più difficile: risultato esatto di Torino-Verona… «Finisce pari, uno a uno». Marcatori? «Antenucci e Hallfredsson». Mandorlini è meglio di Ventura? «Sono due ottimi allenatori. Ventura ha tutto da perdere». In che senso? «Il Toro è obbligato a vincere. Non parlo solo della partita. Ma del campionato. Il Verona si è rivelata essere una splendida sorpresa. Quello che arriva è tutto di guadagnato. Sono in anticipo sui tempi. Ogni vittoria va salutata come un grande successo». Il merito del tecnico gialloblù qual è stato? «Ha vinto al primo colpo. E non era scontato. In più, ha riportato grande entusiasmo. Rispetto a Ventura, poi, ha in mano da più tempo la squadra. La sente sua. Ha modellato il gruppo, ha cambiato poco. Viaggia accompagnato da sicurezze importante. Sia inteso: anche Ventura ha fatto bene. C'era da risollevare un ambiente depresso. I risultati gli stanno dando ragione. Ma non può sbagliare. Deve ottenere tutto e subito». Come 'legge' in anticipo la partita? «Gara equilibrata. A livello di giocate individuali il Toro può avere qualcosa in più. Ma l'Hellas dalla sua ha un gioco collaudato e tanto entusiasmo. Vedo un Verona motivato e molto ben organizzato». Sul piano tattico? Il 4-3-3 fantasia del Verona contro il 4-4-2 solido di Ventura… «Il Toro lavora molto bene sugli esterni. Il Verona dovrà essere molto bravo a tamponare le corsie. E mi sembra che la squadra di Mandorlini sia molto brava nello sfruttare gli inserimenti dei centrocampisti. Poi ci sono le motivazioni dei singoli a fare la differenza». Scelga le due stelle destinate ad illuminare la gara «Iori e Hallfredsson. Possono accenderla con giocate d'impeto ed intelligenti». Potesse prelevare per lei il meglio del meglio? «Sempre loro due. Combattenti raffinati. Giocatori che danno qualcosa in più». Cos'ha il Verona più del Toro? «L'entusiasmo di chi è già andato oltre ogni più rosea aspettativa e ha capito di potersi ritagliare uno spazio importante nel torneo». E il Toro rispetto all'Hellas? «Una 'rosa' che ruota ma che mantiene sempre la stessa qualità. In avanti Ventura dispone di una decina di giocatori intercambiabili. Non se lo possono permettere tutti. Ma il Toro, del resto, è stato costruito proprio per vincere la B». Le due sorprese? «Nel Toro Stevanovic. A dire il vero lo stanno attendendo un po' tutti. Mi auguro possa dimostrare di essere davvero un buon giocatore. Nel Verona la sorpresa è stata Jorginho. Non ha giocato con continuità. Ma quando è stato mandato in mischia ha fatto vedere cose interessanti». Il ricordo personalissimo di questa sfida qual è? «Ne ho due. Il primo bruttissimo. Giocavo al Toro, mi allenava Bersellini. Giocammo una semifinale di Coppa Italia nell'83 contro l'Hellas. E la perdemmo. In più. Io mi feci male al menisco. Ero all'esordio. Bello vero?». E il secondo? «Meglio, fu molto meglio. Partita di campionato. Vengo al Bentegodi sempre da avversario. E stavolta vinciamo due a zero. Segno io e Tullio Gritti. Poi l'Hellas ci prese. Magari erano serviti pure quei due gol a convincerli che non eravamo male». Ultimo pensiero, perché l'Hellas fatica con le grandi? «Perché spesso gli equilibri sono rotti dai grandi giocatori. Guardatevi intorno e leggete le formazioni delle avversarie del Verona. C'è solo l'imbarazzo della scelta».


