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Hellas Verona, ecco un insolito Maietta

Hellas Verona, ecco un insolito Maietta TuttoB.com
© foto di Tommaso Sabino/TuttoLegaPro.com
autore
Federico Errante
giovedì 24 novembre 2011, 10:17HellasVerona

Sfogliando la vita di Domenico Maietta. Mimmo per gli amici. Tra politica, ricordi, solidarietà e sogni. Il calcio? Una piccola parentesi per questa volta. Sul tavolo dell'Eno 07 il nostro giornale. Scorrono le pagine. Più veloci ancora i pensieri del difensore del Verona. Futuro da diggì forse. «Perché - dice - il calcio non lo mollerò mai. E qui vorrei mettere radici».

Andiamo con ordine. Parliamo di politica? Il primo titolo è: «Monti: riforme incisive»…

«Mi auguro che il governo di transizione permetta alla classe politica di trovare il giusto assestamento. Sarà fondamentale arrivare al voto con grande consapevolezza da parte di tutti. L'Italia ha bisogno di chiarezza e gente responsabile».

Quanto la impegna la politica?

«Sono un osservatore. Non distaccato. Mi considero di destra. Ero un «finiano». Mi piacevano i suoi principi, i suoi ideali. Poi, però, sono rimasto deluso».

Dovesse scendere lei in politica, quale slogan sceglierebbe per fare breccia nell'elettorato?

«Più lavoro e meno tasse».

Maltempo al Sud, muore un bambino di dieci anni…

«Ho visto che è caduto un ponte. Molte strutture andrebbero riviste. Pensavo che il problema colpisse soprattutto noi del Meridione. Ma dopo quello che è successo a Genova, siamo tutti coinvolti».

Altro titolo: Università, ricercatori sul piede di guerra...

«E ci risiamo. Gli 'illuminati' devono emigrare altrove per essere ascoltati. Qui in Italia non hanno voce. E la fuga dei cervelli continua. L'inventore del microchip è italiano. Ma per trovare sostegno è stato costretto ad emigrare in America dove è tenuto in grandissima considerazione. Le cose dovrebbero cambiare. Ma non so se accadrà mai».

Lei ha mai pensato di frequentare qualche corso universitario?

«Certo, vorrei fare farmacia. Mi 'stuzzica' la medicina. Ed un giorno vorrei aprire una farmacia tutta mia insieme alla mia fidanzata Angela».

Quanto avrà finito con il calcio però…

«No, io il calcio non lo mollo. Qui a Verona ho sposato un progetto. E voglio arrivare il più in alto possibile con questa squadra. Poi, però, non farò certo l'allenatore. Magari il dirigente, il direttore generale. E farlo all'Hellas sarebbe il massimo».

Premio 12 Apostoli. Premiati Gramellini e Olmi. Passa un messaggio: «Finita l'epoca della volgarità. Ora riscopriamo lo spirito».

«Sarebbe una bella cosa visto che viviamo strade di violenza. La gente si ammazza per un parcheggio o per una precedenza non rispettata. Purtroppo siamo figli dei nostri tempi. Problemi di lavoro, frustrazione e rabbia conseguente. Dobbiamo fare tutti un passo indietro».

Mimmo, lei l'ha vissuto il disagio giovanile?

«Non io direttamente. Ma molti miei amici. La droga ti prende e ti ruba l'anima. Ma il mio desiderio di fare il calciatore è sempre stato più forte di tutto. Avevo paura di infrangere un sogno. E ho rigato dritto».

Ha frequentato cattive compagnie?

«Uno dei miei migliori amici è stato arrestato per rapina a mano armata. Ho sofferto molto. Ma chi ha preso la strada sbagliata mi ha sempre tenuto lontano. Credevano nel loro riscatto attraverso di me. E mi spingevano lontano dal loro mondo».

Amici. Uno?

«Pino. Non c'è più. Un incidente in moto se l'è portato via. E allora io mi sono tatuato sulla pelle il suo ricordo. Ho scritto questa frase: gli assenti non sono degli invisibili, ma tengono i loro occhi pieni di gioia fissi nei nostri colmi di lacrime».

Ci pensa spesso a Pino?

«Lui sta bene, e ci guarda da lassù».

Passiamo ad altro argomento. "Il sociale? Qui s'investe poco". Lei?

«Se faccio qualcosa per gli altri non voglio pubblicità. Lo faccio e basta. Per i bambini soprattutto. Purtroppo si sta combattendo una lotta durissima contro il tumore. Il male del nostro secolo. Sarebbe bello debellarlo».

Mimmo, dopo il suo gol, che cosa è cambiato?

«È cambiato che Cirò Marina, il mio paese d'origine, è diventata enclave veronese in terra di Calabria. I miei compaesani tifano tutti per noi. Un esempio: il nostro piatto tipico è la 'sardella', una speciale di caviale dei poveri. Da quando ho segnato lo hanno ribattezzato 'sardhellas'. Non pensavo mi volessero così bene».

Senta Maietta, i giornali sono pieni zeppi di una parola: crisi. Ma voi, classe notoriamente agiata, la vivete sulla pelle?

«Facciamo un distinguo: se un calciatore invece di percepire cinquantamila euro ne porta a casa ventimila al mese non può permettersi di parlare di crisi. Io comunque l'ho vissuta attraverso la mia famiglia. Mio padre per vent'anni è stato cassaintegrato. Mia madre fa la maestra e prende mille euro al mese. E poi ci sono gli amici. C'è chi non ha dieci euro per uscire nel week end. E ricordo che mio padre si faceva prestare i soldi per prendere il treno e venire a trovarmi a quando ero a Torino».

Il suo compagno Russo intanto dice che con la Reggina "non mancheranno gli stimoli"

«Dobbiamo fare qualcosa di grande e di importante per capire chi siamo. E io con i piedi per terra non ci voglio proprio stare.

Perché voglio arrivare a conquistare quella maledetta…beh, avete capito cosa».

Spettacoli: Fiorello supera i 12 milioni e «schiaccia» il Grande Fratello…

«Fiorello è il numero uno insieme a Bonolis. Il Grande Fratello non lo guardo. Stanno sempre a piangere o litigare. Il mito? Totò».

Dovesse partecipare lei ad un reality?

«L'Isola. Dei non famosi però. Perché non mi ritengo certo una celebrità».

Un premio a chi lo darebbe?

«A mio padre. Ha dato l'anima per me. Ma oggi lo stiamo ripagando. Mia sorella Floriana è avvocato apprezzato. E io cerco di farmi largo. Per papà, la famiglia, me stesso e l'Hellas».

Fonte L'Arena