Hellas Verona, è come giocare a scacchi...
Come si fa a iniziare una partita a scacchi senza la Regina, un alfiere e un cavallo. Come fa il Re a essere correttamente protetto. Se in più chi gioca magari prova qualche nuova tattica senza avere successo, è facile che arrivi la sconfitta. Non si possono regalare al Pescara pedine importanti, badate bene, pedine non pedoni... Maietta, Hallfredsson e Gomez di fatto rappresentano la spina dorsale della squadra gialloblù. L'argentino ha la rapidità e la fantasia in un'ipotetica «L» di attacco di un cavallo. L'islandese si muove in diagonale, centralmente, «mangia» avversari e fondamentale nella scacchiera gialloblù. Con Maietta anche gente del calibro di Insigne avrebbe avuto difficoltà abituato com'è a recuperare in diagonale come un vero alfiere. Insomma la partita a scacchi, contro il Pescara di Zeman, Mandorlini l'aveva un po' già persa in partenza. Anche nel primo tempo il boemo ha rischiato di fare «scacco matto» in tre mosse. Rinvio di Anania, preciso stop in velocità a seguire di Insigne con relativo passaggio per Immobile che al volo, con un tiro da fuori, ha sfiorato il gol. Già il «trio delle meraviglie» del Pescara. Se nel Verona, all'appuntamento con il gol, mancano solo Rafael e pochi altri, nel Pescara di Zeman un certo Immobile ha realizzato qualcosa come 15 reti e ben 5 «doppiette».
Sansovini ha fatto centro 11 volte mentre Insigne, «assist man» biancazzurro per antonomasia, è già a quota 7. Ecco il miglior cannoniere del Verona di fatto è un centrocampista: Hallfredsson con 5 reti. In attesa che il grande Ferrari replichi al più presto il centro dell'Adriatico, bisogna ammettere che sono state davvero rare le squadre che hanno ottenuto grossi risultati senza avere un bomber principe. Il Verona c'è riuscito l'anno scorso raggiungendo i «play off» grazie a un'ottima difesa e con le reti decisive proprio di Ferrari. Se l'Hellas vuole avere un possibilità di andare direttamente in A, deve fare a questo punto un sacrificio economico in prospettiva. Non regge, per gli integralisti del non cambiamo nulla, il paragone con il Verona di Remondina e il relativo acquisto di Di Gennaro. Altra categoria, altro allenatore e, spesso, un gioco non proprio esaltante. Alla fine, gira e rigira, oltre alla bravura del tecnico, contano soprattutto le individualità. Avesse il Pescara un Maietta là dietro, forse qualche gol in meno lo subirebbe, vista la rapidità dello stopper gialloblù. La speranza è che mai più da qui a fine stagione, Mandorlini debba rinunciare ai «quei tre» contemporaneamente. Acquistarne un altro di pari valore o addirittura più forte sul mercato, significherebbe potersi sedere al tavolo del boemo e, dopo due sconfitte, magari vincere la partita più importante: quella della A. Mandorlini ci crede perché dalla dama dell'anno scorso, adesso l'Hellas è passato agli scacchi.


