Hellas Verona, «Due gol al Torino? Più belli quelli alla Juve»
Dentro alla partita c'è una delle sue tante storie. Di gol. Ricordate Fabrizio Cammarata? Due tranche di vita all'Hellas. Metà e fine anni Novanta. Tanti gol. Spesso spettacolari. Lunedì Torino e Verona si ritrovano per qualcosa di importante. Il 25 marzo 2000 l'Hellas di Claudio Prandelli affrontava i granata in A per agganciare definitivamente il treno salvezza. Una storia nella storia centenaria dell'Hellas. Vergata, quel giorno, proprio dall'attaccante siciliano. Cammarata, è bello risentirsi. Che cosa fa oggi? «Alleno e gioco nel Sulmona in Eccellenza. Appena vedo un campo impazzisco ancora. E allora ho raddoppiato. Gioco e alleno». Si ricorda quella sfida al Toro… «Eccome, ho fatto due gol io e uno Melis. Vincemmo tre a zero e ci rilanciammo in maniera importante nella corsa salvezza. Era uno scontro diretto. Come quello di lunedì». Stavolta storia è un po' diversa «Certo, ma sono convinto che il Verona di oggi abbia lo stesso entusiasmo del nostro Hellas. Eravamo un gruppo di ragazzi di qualità. Che non smetteva mai di correre». Il Toro oggi pare favorito «Per la vittoria finale? Io dico che ci sta anche il Verona. E resteranno lì fino in fondo. Sono convinto che per la qualità del calcio espresso e per i valori individuali questa squadra possa lottare per i primi due posti. Ha perso con la Samp ma è sempre lì davanti». Soffre di nostalgia? «Parliamone». Cammarata ha segnato gol importanti quand'era all'Hellas.., «I più importanti? La doppietta alla Juve quando eravamo in A con Prandelli. Venivo da quella squadra. Quella fu la mia consacrazione. Un giorno che sai già diventerà indimenticabile per tutta la vita». Ne ha fatti molti altri però… «Uno, in particolare, mi è servito per sbloccarmi. Ricordate il 3-3 di San Siro con il Milan, con la nostra rimonta finale?». Da infarto, certo… «Quando infilai Abbiati al quarto minuto di recupero mi sentii come sollevato. Cercavo il gol, ma soprattutto una specie di riscatto personale. E quella rete mi permise di tornare a respirare». Cosa avere di tanto speciale il Verona di Prandelli? «Fame, corsa, qualità.
Giocavamo bene. Eravamo un gruppo unito». Si dice sempre così… «No, è vero. Eravamo giovani. Vivevamo tutto il giorno insieme. Io, Brocchi, Falsini, pure Melis. Mangi insieme, ti alleni insieme, trascorri il tempo libero. E diventi squadra». L'Hellas di oggi? «Vorrei tanto a vedere una partita. Spero in serie A». Allora la nostalgia è reale «Ho un rammarico: non essere rimasto anche l'anno dopo la salvezza ottenuta con Prandelli. Mi hanno venduto al Cagliari. Ma doveva andare così». È ancora in tempo per rimediare? «In un certo senso penso di sì. A Verona ci torno. E voglio portare tutta la famiglia a passeggiare in centro. Per dire a mio figlio: vedi, qui papà ha fatto qualcosa di bello». Prandelli l'ha accesa… «Mi ha cambiato. Mi ha fatto correre con intelligenza. Mi ha aiutato a gestire le energie fisiche e mentali. Per me è stato importantissimo nella crescita. Ero giovane e dovevo essere guidato. Mutti, però, mi ha fatto esordire in serie B nella mia prima esperienza veronese. Mi ha dato fiducia. Devo essere grato pure a lui». Cammarata, qual 'è il segreto del successo del suo Verona? «Gli ingredienti li ho già dati. Il segreto? Ci divertivamo. E chi si diverte quasi sempre riesce a giocare bene. Faccio pure un esempio paradossale: in A perdemmo 4-1 a Firenze. Batistuta toccava palla e faceva gol. Ma quel giorno giocammo una grande gara. Il Verona non smetteva mai di giocare». Senta, due indizi per la promozione dell'Hellas di Mandorlini? «Hallfredsson e Ferrari. Il primo è un grande trascinatore, mentre Ferrari segna poco ma è fondamentale per l'attacco. Ci stanno provando. Spero riescano nella loro impresa».


