Hellas Verona, De Vitis: "In A con il Torino? Si può"
Quella doppietta alla Nocerina nemmeno se la ricorda più. «È passato tanto tempo, ma era Coppa Italia?», chiede Totò De Vitis, leggenda del Verona amata come poche altre. Era proprio Coppa Italia, il ritorno dopo il 2-2 di Nocera. Trenta agosto del '98, quasi 14 anni fa. L'Hellas un mese dopo venne eliminato dalla Samp, il gol di Zilic al Bentegodi non bastò dopo lo zero a due di Marassi. I primi passi di un Verona, quello di Prandelli, che da lì a poco sarebbe diventato super. Pronto a volare verso la serie A. Totò adesso ha il patentino da direttore sportivo, qualche trattativa avviata, un bel ruolo da opinionista a TeleArena, un occhio vigile sulla serie B. E naturalmente sull'Hellas. De Vitis, la Nocerina è più forte di quanto non dica la sua classifica? «No, a questo punto del campionato la classifica è l'espressione fedele di quel che le squadre hanno dato finora. Che poi la Nocerina non abbia ancora deposto le armi e crede nella salvezza non c'è dubbio, anche se è ultima. Ma ormai i valori sono questi». Che partita si aspetta? «L'ostacolo più grande sarà l'ambiente. Ho visto la Nocerina sabato scorso a Modena, se il Verona è quello degli ultimi tempi onestamente non credo possa reggere il confronto». Ha visto l'Hellas contro il Torino? «Stratosferico. Hanno dimostrato una condizione fisica e mentale incredibile, erano anni che in serie B non si vedeva una partita così. Se va avanti di questo passo il Verona può dare uno strappo importante al campionato, anche perchè il suo calendario non mi sembra così difficile». Ha sempre detto che il Torino avrebbe vinto il campionato. È sempre della stessa idea? «Sì, perché se andiamo a valutare gli elementi della rosa il Torino ha i nomi più altisonanti della serie B, anche se non sempre i nomi sono garanzia di risultati». Chi andrà in serie A oltre al Toro allora? «Il secondo posto se lo giocano Verona e Pescara. Credo meno invece nel Sassuolo». Nel Pescara quanto crede davvero? «Diciamo che le squadre di Zeman due o tre volte in una stagione un calo ce l'hanno. Stavolta però, a parte qualche battuta d'arresto, di flessioni particolari non ne ha avute. Può essere un segnale positivo ma anche negativo, perchè 42 partite a certi livelli non le puoi reggere e prima o poi rischi di pagare dazio. E siccome le ultime sette-otto sono quelle decisive, se il Pescara rallenta adesso per Zeman diventa un bel problema». Dov'è la forza del Verona? «In tutto. Dalla società che paga puntualmente gli stipendi ad un allenatore che è riuscito a far rendere al meglio l'organico a sua disposizione.
Dai giocatori che hanno formato un ottimo gruppo fino al pubblico». Ha sentito delle ultime due multe alla società? «Ho saputo, certo. Voglio un bene dell'anima ai tifosi del Verona, ma devono smetterla. Per una questione di immagine, per rispetto nei confronti di Martinelli, perchè ci vuole un attimo ormai per incorrere in penalità più severe. Il Verona si sta giocando la A, sarebbe grave rovinare tutto per il gesto di uno solo o le reazioni di una minoranza di tifosi». Il giocatore del Verona che da direttore sportivo acquisterebbe subito? «Tachtsidis lo prenderei immediatamente. Lui ha prospettive importanti, se viene impiegato in quella posizione. Considerato che ha ventun anni uno come lui un giorno potrà giocare anche nel Real Madrid». Quello che più l'ha sorpresa in B? «Insigne, un piccolo fenomeno. L'ho visto ad agosto in Svizzera con la sua Nazionale. Grande talento. E il campionato non ha fatto altro che confermarlo». Anche il giovane De Vitis va alla grande… «Alessandro sta giocando bene a Modena, considerato fra l'altro che è un ragazzo del '92. Non ha patito il passaggio dalla Primavera. Sono contento per lui, ma non deve fermarsi». Tenere questo gruppo sarebbe un valore aggiunto anche in A? «In buona parte sì, vorrebbe dire non dover ripartire da zero. Poi però bisognerà fare una valutazione attenta del parco giocatori, la serie A è un altro mondo». L'allenatore più simile a Mandorlini fra quelli che ha avuto? «Il primo Cagni, almeno per certi aspetti. Per determinazione, convinzione, versatilità. Il Piacenza sapeva variare durante la partita, così come fa Mandorlini. Quest'anno avrà cambiato modulo tre o quattro volte». Chi è il De Vitis di questo Verona? «Quello che più mi assomiglia è Pichlmann, anche se ha caratteristiche diverse da quelle che avevo io. In generale Mandorlini ha buoni attaccanti, non avrà quello da 15-18 gol ma non conta molto. Ferrari non segnerà moltissimo, però non vuol dire che non sia un gran giocatore. Il suo lavoro, ad esempio, De Vitis non lo faceva. State tranquilli, il Verona va benissimo così».


