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Hellas Verona, cuore e velocità per pensare in grande

Hellas Verona, cuore e velocità per pensare in grande TuttoB.com
© foto di MB/TuttoHellasVerona.it
autore
Federico Errante
lunedì 19 settembre 2011, 11:00HellasVerona

L'andatura intraprendente, il piglio feroce e quel pizzico di sfacciataggine che è il peperoncino di una pietanza già gustosa: il Verona getta le sue schegge impazzite nel calderone della Serie B e avvisa le big che il transito dal «Bentegodi», quest'anno, non sarà comodo per nessuno.

Mister Mandorlini farà gli scongiuri del caso ma la notte di venerdì, quella del derby col Padova, ha dimostrato che, dovesse liberarsi qualche spazio nelle zone nobili della classifica, il Verona può recitare un ruolo di primissimo piano.

E l'obiettivo play off resta tutt'altro che remoto.

L'ORCHESTRA. Il riconoscimento è arrivato proprio dal campo, inutile nascondersi troppo: la squadra gialloblù poggia innanzitutto su un gruppo solido, nel quale il feeling tra senatori e Mandorlini è stato prima nutrito e poi cementato dalla straordinaria impresa dello scorso anno.

Lì quest'estate sono stati innestati rinforzi di qualità e di grande prospettiva, la maggior parte dei quali sembrano già essersi agevolmente calati nelle dinamiche del gruppo e nello spirito dell'ambiente.

L'allenatore nel contesto ha lavorato benissimo, trasferendo iniezioni di carattere e soprattutto la mentalità vincente. Quella che mette in condizione i suoi di affrontare chiunque col medesimo atteggiamento: nessuna paura e coraggio a chili. Comunque vada a finire il Verona se la gioca sempre. E la tifoseria dimostra di apprezzare.

ATTENTI A QUEI DUE. Il valore aggiunto 2011-'12 sta sulle ali: l'Hellas - il cui assetto è molto più fedele alla filosofia Mandorlini di quanto non lo fosse lo scorso campionato - ha trovato in Juanito Gomez e Marco D'Alessandro due incursori formidabili.

Sono stati loro le stelle più luminose nella notte del derby e saranno spesso ancora loro - c'è da scommetterci - le frecce più velenose nella faretra dell'allenatore ravennate.

Non sempre, magari, troveranno i Legati e i Renzetti andati in tilt venerdì, ma sulle loro doti e sulla loro compatibilità al 4-3-3 del Verona è difficile esprimere dubbi.

Anche perché nelle zone più basse dei rispettivi corridoi hanno trovato spalle perfette come Abbate e Scaglia.

Dietro i quali scalpitano i Natalino, i Pugliese e i Cangi, altri che paiono fatti apposta per sostenere le scorribande oltre la tre quarti d'attacco.

CHE ABBONDANZA. L'altro grande motivo di ottimismo rispetto al futuro prossimo nasce proprio dalla completezza dell'organico: eccellenti le alternative in difesa (venerdì, per dire, in panchina siedeva Ceccarelli), altrettanto lo sono quelle a centrocampo. Che se col Padova Esposito si è dovuto accontentare degli ultimi scampoli di gara a cercare spazi e gloria c'è anche il «vecchio» Mancini oltre a tre giovanotti talentuosi e impertinenti come Jorginho (ricordate la mezz'oretta col Sassuolo?), Galli (resta splendido il primo tempo di Castellammare) e Doninelli, attualmente stritolato dalla concorrenza.

Per non parlare dell'attacco, nel quale sta godendo di una fase di (meritato) riposo uno come Nick Dinamite Ferrari.

IL LATO DEBOLE. L'Hellas lievita insomma. Cresce con regolarità e regala fasi di autentico spettacolo, esibisce personalità e lascia intravedere ulteriori, robusti, intriganti margini di progresso. Ovviamente però qualcosa da sistemare c'è. Perché la danza ubriacante e il registro garibaldino del primo tempo di venerdì ha certamente messo paura all'avversario, limitandosi però a tramortirlo.  È mancata un pizzico di concretezza, a cotanto volume di gioco avrebbe dovuto corrispondere qualche opportunità in più. Arriveranno.

Come è lecito pensare che anche dietro ci sarà modo di coordinare qualche meccanismo, le cui sfasature sono costate carissime contro i biancoscudati. Al fantasma di Cacia è bastato un mezzo pallone per insaccare due marpioni come Mareco e Maietta e ristabilire l'equilibrio. Presumibile che non capiti ancora troppo spesso. C'è modo di sorridere, tanto più che Mandorlini ha ricominciato a scuotere la truppa pochi minuti dopo la partita: «Ci mancano punti: se non sono arrivati col Padova andremo a prenderceli altrove».

Fonte L'Arena