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Hellas Verona, ci pensa il vichingo

Hellas Verona, ci pensa il vichingo TuttoB.com
© foto di Federico De Luca
autore
Federico Errante
mercoledì 22 febbraio 2012, 12:30HellasVerona

Dai ghiacci bollenti dell'Islanda alle aride pianure del Paraguay. Sandrà regala svariate cartoline, una più bella dell'altra. La magnificenza di Vienna, il porto di Le Havre, il mito della Grecia, passando dalle contraddizioni e al fascino di Brasile e Argentina. L'animo dell'Hellas ci ha messo un attimo ad assorbire i valori forti della sua gente straniera. Storie diverse. Nessuno indispensabile ma tutti utilissimi, come in una vera squadra. Il Bentegodi si è innamorato all'istante di Emil Hallfredsson, maniche corte anche a gennaio, poche parole e tanti fatti, riassunto perfetto di un Verona figlio del talento e del sacrificio. Altro pianeta Emil. E se uno così è finito anche in serie C significa che a volte il calcio è proprio cieco. Meglio per l'Hellas, che ha perfettamente usato questa straordinaria locomotiva. Sprecato anche in B, ma a lui interessa poco. «Mi ha per caso richiesto il Barcellona? No, allora perchè dovrei andarmene?». Capito il tipo? Semplice e duro come la sua terra.  Come l'umile e orgoglioso Paraguay che ha forgiato Victor Hugo Mareco, figlio di un popolo irriducibile, talmente cocciuto da sfidare Brasile, Argentina ed Uruguay nella Guerra della Triplice Alleanza, la più sanguinosa della storia dell'America Latina, pur di difendere i propri confini. «Per me è la soluzione migliore fra quelle disponibili», disse Mauro Gibellini a Giovanni Martinelli a poche ore dalla chiusura del mercato. Il presidente prese la palla al balzo. E non sbagliò. Quel giorno, era il 2 settembre, a Sandrà si presentarono anche Sasa Bjelanovic e Matthias Lepiller. Un acquisto sicuro e una scommessa, almeno sulla carta.

A croati e francesi il talento certo non manca. Sasa dopo meno di un mese ne aveva già segnati due. Uno all'Ascoli, uno al Gubbio, prima di infortuni e contrattempi vari.  «Posso ancora dare molto», diceva Bjelanovic nei giorni scorsi. La promessa di Sasa vale anche per Lepiller, artista della palla. Abbonato ai capolavori, basta ammirare la perla col Modena e le due pennellate col Grosseto. Come un quadro di Renoir e di un Impressionismo che avrebbe accolto a braccia aperte anche uno come Mathias. Va spesso di sciabola invece Panagiotis Tachtsidis, copia ben riuscita del Doriforo di Policleto, statua che in mezzo al campo diventa spesso una diga insuperabile. Vive nel mito di Vieira il più giovane debuttante della storia dell'Aek Atene, speranza calcistica di un Paese che adesso però ha ben altro a cui pensare. Cupe idee hanno attraversato per tanto tempo anche la mente di Rafael, ora il miglior portiere della serie B ma un tempo costretto a girovagare per l'Europa a caccia di un contratto. Tante porte chiuse in faccia non l'hanno scoraggiato, per fortuna. Magari la patria del calcio un giorno si accorgerà anche di Jorginho, vent'anni da tre mesi, uno che coi piedi fa quel che vuole. Presente e futuro sono già scritti, la sua casa è qui.  L'idea non dispiace affatto neanche a Thomas Pichlmann, uno che a casa ci arriva in un attimo. Basta superare il confine per toccare la sua Austria. Tempra da vendere, gol nel sangue, anche dopo aver rischiato di arrugginirsi. Animale da area di rigore, perfetto anche per vivere d'amore e d'accordo con Juanito Gomez che arriva dalla lontana Argentina. Da Vienna al quartiere Recoleta di Buenos Aires stretto fra il Monumental e la Bomboniera, gli stadi di River Plate e Boca Juniors. Profumo di storia e di grande calcio, come quando sei al Bentegodi.

Fonte l'arena