Hellas Verona, c'è sempre il fattore "B"
La promozione? Resta sempre ad un passo. Nonostante tutto, allora, vale la pena vedere il bicchiere mezzo pieno. E anche i numeri autorizzano a pensarlo. Oddio, il Verona in trasferta, impresa di Torino a parte, in questo girone di ritorno ha raccolto poco o quasi nulla, ma il fortino Bentegodi regge. E in più, se si confrontano le prime tredici giornate di andata e ritorno si scopre che l'Hellas di Andrea Mandorlini corre come prima e più di prima. Nei numeri il destino? Proviamo ad interpretarli.
FORZA SETTE. Il Verona visto all'opera nelle prime tredici giornate dell'andata aveva raccolto 19 punti. Tre in meno di quelli messi in saccoccia nelle stesse giornate del ritorno. Il saldo, dunque, è positivo. E anche tre punti in più non sono cosa da poco. Inoltre, la squadra di Mandorlini ha vinto sette partite rispetto alle cinque dell'andata. Perde di più: 5 sconfitte al ritorno contro le quattro della prima parte del torneo. Altro dato: non pareggia quasi mai. In tredici gare, dopo il giro di boa, si è fermata sul segno «ics» solo a Padova. Nella prima parte di stagione era successo quattro volte. Dunque, è un Verona cambiato. Corre di più, vince di più, perde di più, segna di più, incassa di più. I dati, snocciolati uno dietro all'altro, rendono comunque il quadro ancora positivo. Perché un posto nei playoff sembra essere cosa ormai sicura. Ma anche perché la promozione diretta è ancora lì che aspetta la truppa gialloblù.
DAL BRESCIA A BRESCIA. L'amarezza generata dalla rete subita a tempo scaduto a Brescia non può certo annacquare quanto di buono fatto fino ad oggi. All'andata il Verona vinceva di cuore contro le Rondinelle sul filo di sirena. Pochi giorni fa al Rigamonti è arrivata una beffa che chiude il cerchio nella sfida con i lombardi ma lascia la porta spalancata al sogno. Ieri era il Verona di Emil Hallfredsson, splendido trascinatore – goleador nelle prime battute di stagione. Oggi è il Verona di Juanito Gomez, raffinato bomber mitraglia dell'ultimo Hellas. Il comune denominatore? È sempre il Verona di Mandorlini. Una squadra testarda, impavida, capace di fare gioco e dominare ogni avversario. Ma allo stesso tempo abile nell'incepparsi da sola proprio sul più bello. È Verona «prendere o lasciare». Bello, possibile, stratosferico, ma allo stesso tempo svagato, disattento, assonnato. Capita a tutti di avere due volti.
IL FATTORE «B». Non tutti, però, dispongono del fattore «B». Dove 'B' sta per Bentegodi. Lo stadio amico è diventato un vero e proprio fortino. I gialloblù vincono in casa da ben 11 giornate. Trentatre punti portati a casa su trentatre a disposizione. L'ultima battuta d'arresto risale alla nona giornata, quando a Verona passò il Torino. Da lì in avanti dolori per tutti. Quasi tutti. L'unica a salvarsi è stata la Nocerina. Comunque, questa capacità di raccogliere in casa il massimo del massimo va a bilanciare il deficitario rendimento avuto in trasferta dai ragazzi di Mandorlini. In sette gare giocate lontano da Verona nel ritorno, sono arrivate cinque sconfitte contro Pescara, Sassuolo, Sampdoria, Nocerina e Brescia. A cui si agguingono un solo pari contro il Padova ed una straordinaria vittoria contro i granata a Torino. Situazioni opposte che si fondono e regalano una media punti ai gialloblù di quasi 1,70 a gara. Dovessimo creare una proiezione verosimile da qui alla fine del campionato l'Hellas si troverebbe a raccogliere tra i 13 e i 14 punti. Per un totale di 76-77 punti finali. Possono bastare per agganciare la promozione diretta? Chissà....
SULL'OTTOVOLANTE. Il rimedio? Beh, facile dirlo: mantenere questa media casalinga e piazzare un paio di colpi in trasferta. Pensare, poi, a ripetere l'exploit delle ultime otto giornate dell'andata sembra molto difficile. L'Hellas, infatti, visse forse il suo momento migliore. E dalla gara di Bari in poi riuscì a raccogliere, fino al termine del girone d'andata, la bellezza di sette vittorie ed un pareggio. Roba da paura. Uno shock trend che permise a Maietta e compagni di scalare la classifica in maniera spettacolare. Ora è diverso: le avversarie si chiudono, il Verona deve dosare le energia, la tensione sale. E tutto diventa più difficile. Ma l'Hellas di Mandorlini ha mille vite. Una l'ha persa a Brescia. Restano tutte le altre.


