GazzSport - Giampaolo: "Cremonese con qualità per la B. Vengo chiamato Maestro? Ecco perché..."
"Cremonese con qualità per la B. Vengo chiamato Maestro? Ecco perché...", titola la rosea.
Ritrova un campionato vissuto l’ultima volta nel 2013. Poi la grande occasione al Milan e tre anni alla Sampdoria, segnati da una sola discussione con Ferrero.
Di seguito un estratto dell'intervista di Nicola Binda al tecnico grigiorosso.
Ascoli 2004-05, come allenatore figurava Massimo Silva.
"Ma era così anche a Treviso l’anno prima con Buffoni. Se non avessi avuto queste possibilità, non avrei mai allenato".
La più breve esperienza è stata a Brescia nel 2013: solo 5 partite.
"Ogni esperienza è formativa, quella finì soltanto per un problema di comunicazione. Ma è servita, ho imparato a non dare mai nulla per scontato".
Al Milan arrivò a 7...
"Uno dei più grandi club al mondo, anche se l’epoca di Berlusconi era finita. Anche lì con una comunicazione diversa si poteva far meglio, perché c’erano tante difficoltà, vedi la squadra finita in ritardo".
Le ha dato fastidio il soprannome “maestro” nato a Milano?
"Nasce dalle mie caratteristiche. Cerco di dare un senso collettivo alle cose e questo porta a essere molto didattico: da qui nasce questa etichetta".
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Tanti club le hanno dato fiducia: solo nei tre anni alla Samp ha trovato quella vera?
"Spesso i dirigenti determinano le singole stagioni, più degli allenatori. Una volta ho detto a un dirigente: 'Io vado avanti e lei mi venga dietro, poi in privato ne discutiamo”. Invece qualcuno si vuole sostituire alle mansioni degli allenatori, per questo qualche rapporto si è alterato. Alla Samp ho discusso una volta con Ferrero: 'Non mi può far soffrire così', disse; 'Mi ha venduto 5 giocatori, non vuol soffrire?' risposi. Da allora, il silenzio".
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Viene apprezzata da molti la sua idea. Però i risultati...
"Non sono cose che cozzano. Se un club ha visione e qualche anno di tempo, ci arrivi. Guardate il Como: ha trasformato una squadra seguendo la visione dell’allenatore, così è la più bella novità del calcio italiano".
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La Cremonese ha creduto in lei malgrado la retrocessione.
"Dovevamo solo confrontarci, e basta. L’ho fatto con il nuovo ds Botturi e mi ha fatto molto piacere trovarci d’accordo".
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La Cremonese che bottiglia è?
"Una squadra ferita dalla retrocessione arricchita dai giovani. È un’alchimia per creare una squadra strutturata come un grande Barolo ed elegante come un Pinot nero francese".
Che Serie B pensa di ritrovare?
"Una bella fucina di allenatori, che sperimentano e presentano cose interessanti. Ho visto diverse partite, anche le neopromosse fanno un calcio d’avanguardia. Non ho termini di paragone, ma la vedo tosta".
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Le rivali più toste saranno...?
"Devo ancora verificare la nostra forza, non so quella degli altri. A occhio vedo tante squadre competitive, anche a giudicare dal mercato aggressivo".
Tra i suoi avversari troverà tanti suoi amici ed estimatori vari.
"Ci sono cinque miei ex giocatori: Gallo, Bucchi, Galloppa, Modesto e Bianco. So che mi stimano e mi vogliono bene. ma non vedono l’ora di battermi. Infatti abbiamo fatto una chat tra di noi in cui dico loro di non rompermi... le scatole".


