Bari, i tifosi scontenti per la cessione di Borghese
Ci sono momenti in cui vorresti prendere la prima cosa che ti capita a tiro e sbatterla contro un muro in modo da sentire il rumore sordo e, forse, riuscire a sfogare in questo modo tutta la rabbia che hai dentro. La rabbia, a Bari, è tanta. E per un tifoso del Bari, oggi, è pane quotidiano. Prima prendi la batosta della retrocessione con una serie interminabile di sconfitte, poi arriva la carestia societaria, poi il calcio scommesse. Quanto ancora dovrà abbattersi sul San Nicola?
Arriva prima o poi la goccia che fa traboccare il vaso. Già, una sola goccia. Una goccia di un metro e novanta che ogni santa volta che entrava in campo sembrava morso da un serpente. Va bene, mai innamorarsi dei calciatori, visti i tempi di vacche magre e corrotte. Ma io a Martino Borghese mi ci ero affezionato. Perché, checché se ne dica, sono gli uomini e le loro gesta che fanno la storia. Lungi da me fare confronti. Ma cosa sarebbe il Bari senza Protti e Tovalieri? Cosa sarebbe la maglia biancorossa senza Giovanni Loseto e compagnia? Non ci sono più i calciatori di una volta, ora c’è solo la velina al loro fianco e il gel nei capelli.
Invece la maglia di Martino non è uscita una volta sola dal campo senza una striscia marrone terreno. Mai una volta che entrasse sul prato del San Nicola senza salutare con un timido applauso la Nord. E’ vero, lo ha fatto anche Gillet, più e più volte. E per questo gli abbiamo dato le chiavi della città, in attesa di sapere cosa, come e quanto c’entra con il mondo marcio del calcio scommesse.
Poi ti arriva il dirigente che tanti hanno osannato, me compreso, che entra in scivolata. Perdonatemi, ma questa volta è da cartellino rosso. Martino Borghese è andato via per sua espressa volontà? Signor Angelozzi, grazie per tutto quello che ha fatto ma questa se la poteva e doveva risparmiare. Lei è portavoce di una società completamente in balia del proprio delirio d’onnipotenza. Lei è stipendiato da gente che per mera competizione politica ha smantellato un sogno chiamato Europa, qualcosa che a Bari mai è stata raggiunta, anche con uno stadio di sessantamila spettatori. Lei è membro di una dirigenza che non sta facendo altro che pestare a sangue la propria tifoseria solo per aver “sbagliato” a mettere una crocetta sulla scheda elettorale. Non ci venga a dire delle falsità, perché la verità la sappiamo tutti.
Quanto a voi, proprietari, non vi smentite mai. E pensare che c’è anche gente che vi difende. Sappiamo tutti che ormai non volete vendere e che state usando questa squadra per fatti privati. Ma ricordate che la fede travalica ogni appartenenza politica. La fede è amore. Amore verso uno sport col quale voi non avete fatto altro che giocare sporco. Quanto ancora abuserete della nostra pazienza? Quanto ancora dovremo aspettare perché voi, cari proprietari, vi rendiate conto del male che fate a noi che paghiamo il biglietto? Tanto lo si sa, le chiacchiere stanno a zero.
a cura di Mauro Notarnicola (ASBC Sport)


