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LA STRANA STORIA DEL MERCATO DELLA LEONESSA

LA STRANA STORIA DEL MERCATO DELLA LEONESSA
autore
Angelo Rota
giovedì 28 gennaio 2010, 13:25Brescia

Il mercato invernale della stagione 2009-2010 sta riservando sorprese notevoli per i tifosi bresciani, che negli ultimi anni erano stati abituati a campagne acquisti che non sempre erano sembrate di rafforzamento. La società si è mossa presto e con obiettivi precisi e prestigiosi: sono arrivati i centrocampisti Budel e Cordova ed il trequartista Manzoni, si cerca con insistenza un attaccante importante che potrebbe addirittura essere Di Michele e si pensa anche a un eventuale rinforzo in difesa e a un nuovo portiere. Tutto ciò non può che rendere felici i tifosi della Leonessa, dopo le cocenti delusioni patite nei campionati scorsi, a partire dall’anno della retrocessione in serie B. Delusioni che, purtroppo, hanno fatto allontanare la gente dalla squadra, creando un clima di rassegnata sfiducia che ha ridotto al minimo storico la voce spettatori nei tabellini delle partite casalinghe.

Le domande sorgono spontanee riflettendo sulle mosse di mercato della dirigenza: perché non ci si è mossi in questo modo negli anni precedenti? Perché è stato necessario assistere a 5 stagioni di errori prima di vedere qualcosa di concretamente positivo, 5 anni di topiche assolute sul mercato e di mancata trasparenza sulle scelte effettuate, conditi da inspiegabili e assordanti silenzi della dirigenza?

Proviamo a ripercorrere la controversa storia delle campagne acquisti degli scorsi anni, a partire dalla nefasta stagione 2004/2005 in cui la squadra chiuse al 19° posto in serie A che significò retrocessione. In quell’anno la squadra, già palesemente indebolita rispetto all’era Baggio, perse durante il campionato giocatori del calibro di Almeyda, Guana e Adani. L’attacco, che poteva contare su un Caracciolo ancora acerbo, su uno Sculli impiegato fuori ruolo e su elementi non all’altezza come Di Pasquale e Nygaard, fu “rinforzato” con gli innesti di un Delvecchio fisicamente alla frutta e di Vonlanthen, giovane di belle speranze mai veramente esploso. Nonostante il cambio in panchina e lo sforzo finale, il Brescia finì in B, complici anche le famigerate vicende di Calciopoli per le quali non sarebbe mai arrivato un risarcimento.

La successiva stagione 2005/2006 sembrava procedere tranquillamente verso un piazzamento per i playoff, con la nuova coppia Possanzini-Bruno in grande spolvero agli ordini di Maran. L’inspiegabile e sciagurata sostituzione del tecnico veneto con Zeman portò la squadra allo sfascio. Oltre ai 2 attaccanti, sicuramente acquisti validi, i rinforzi inseriti furono meno azzeccati: Turato, Schiavi, Anderson, Rok Straus e Mourad non sono nomi che i bresciani ricordano con soddisfazione. Il Brescia chiuse al 10° posto.

Nel 2006/2007 nuovo cambio in panchina, dove si sedette Mario Somma. Il feeling tra il tecnico e la piazza non fu mai solido. Come se non bastasse, il mercato riservò sorprese davvero spiacevoli ai tifosi della Leonessa: la società si fece scappare un attaccante di razza come Sasà Bruno, puntando sui vari Serafini, Colombo, Maccan. Altri innesti furono quelli di Francisco Lima, per certi versi anche positivo, dei giovani De Maio e Berardi e di un Cerci mai esploso in maglia biancoblù, ma le vere “chicche” arrivarono in attacco: come scordare infatti gli ingaggi di Cedric Roussel, belga che militava in patria in una squadra di semi-professionisti, e del “Flaco” Alejandro Delorte, gigante argentino che non scese in campo nemmeno per un minuto. Nonostante l’avvento, forse tardivo, di Cosmi e il 6°posto finale, il Brescia fu condannato a restare in B.

La stagione 2007/2008 partì nel migliore dei modi: con Cosmi in panchina e gli innesti, tra gli altri, di Tacchinardi, Vass, Szetela, Bega e De Zerbi la squadra navigava ai vertici della classifica. L’errore commesso fu la scommessa fatta sugli attaccanti: un Bazzani fisicamente impresentabile e un Feczesin giovane e forse non all’altezza non davano sufficienti garanzie. La dirigenza corresse la rotta acquistando, con notevole sforzo economico, Andrea Caracciolo, ma la corsa delle rondinelle si fermò alla semifinale playoff, dove l’Airone giunse in condizioni fisiche precarie.

L’inizio del campionato 2008/2009 fu caratterizzato dalla querelle Corioni-Cosmi, con l’allenatore che non godeva più della fiducia della società. La squadra, a cui mancava ancora una valida alternativa a Possanzini e Caracciolo che subirono diversi infortuni, fu rinforzata con Baronio e Gorzegno e affidata a Cavasin dopo l’esonero di Cosmi. Clamoroso fu il caso Morfeo, che venne ingaggiato dalle rondinelle ad agosto e che abbandonò poi per mancanza di motivazioni. Nella sessione invernale fu ceduto Savio e furono presi, oltre a Tognozzi a centrocampo, due attaccanti: Nassi, tenace ma sterile, e Okaka, che deluse clamorosamente. Il Brescia perse la finale playoff col Livorno, fallendo per la quarta volta la promozione, obiettivo dichiarato all’inizio di ogni anno.

Quest’anno la campagna estiva ha portato all’ombra del Cidneo Lopez, Barusso, Baiocco, Kozak e la scommessa, purtroppo persa, Flachi. Si è ripetuta con Cavasin la vicenda-Cosmi, col tecnico trevigiano subito sostituito da Iachini. La squadra, che è stata anche pesantemente contestata a causa dei risultati, manca dall’inizio di centrocampisti dai piedi buoni, tanto che si è dovuto ricorrere a Paghera, ottimo ma comunque molto giovane. Tuttavia, qualcosa sembra essere infine cambiato: dati i problemi palesati dal gruppo, la società si è finalmente mossa in modo concreto acquistando giocatori validi come Budel e Cordova e inseguendo, dopo la vicenda Flachi, attaccanti importanti come Di Michele e Makinwa. Questo nuovo atteggiamento è fondamentale al fine di ricreare un ambiente positivo e soprattutto per riportare al Rigamonti l’entusiasmo di quei tifosi che, delusi e rassegnati, hanno abbandonato gli spalti.

Ma cosa è cambiato? L’aiuto di Ghirardi, presidente del Parma orgogliosamente bresciano, potrebbe nascondere qualcosa? Si è finalmente deciso di mantenere le promesse?

La speranza è quella che ci sia finalmente un progetto concreto e solido per riportare la squadra nella massima serie e far sì che ci rimanga. Questi ultimi giorni di mercato e la seconda parte del campionato daranno ai bresciani le risposte che attendono.

 

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