Brescia, Zambelli prolunga
Re all'inferno o schiavi in cielo? Non c'è vita che scappi, che faccia eccezione, che si sottragga al bivio esistenziale più crudele e misterioso, così come non c'è una risposta esatta, una strada giusta. Almeno una volta è successo a tutti di doversi pesare i destini, e scegliere. Marco Zambelli ha scelto di restare al Brescia: il 4 dicembre ha firmato un contratto di lavoro per altri cinque anni, significa che quando scadrà lui ne avrà 33, non pochi per un calciatore professionista; non a caso nel poco fantasioso mondo del calcio verrebbe definito «l'ultimo contratto importante», dove «importante» sta per ricco. L'intesa si aggira sui 250-300 mila euro all'anno, cifra adeguata alle qualità di questo ragazzo controcorrente che ha scelto - nessuno s'offenda, è un modo di dire - d'essere re all'inferno, capitano al Brescia, piuttosto che schiavo in paradiso, e cioè un difensore qualunque in A.
Dietro alla sua scelta non pare esserci però questo tipo di ragionamento utilitaristico, o tecnico, piuttosto l'accoglimento di una vocazione alla brescianità autentica. «In questi anni molti mi hanno dato dello scemo perché non ho accettato le offerte in serie A - sorrideva ieri Zambo in una specie di caveau del San Filippo, accanto ai dirigenti Luca Saleri, Gigi Maifredi e Antonella Corioni, figlia di Gino - Ma io ho capito che questa è casa mia. Mi sento il capitano del Brescia e della gente».
È il senso della terra di un ufficiale in servizio permanente, buzzatiano, che al classico trittico Dio-patria-famiglia aggiunge la sua famiglia allargata fatta di bambini sfortunati e di tempo loro dedicato strappato al calcio. Eppure qualche poveruomo sostiene che tutti quegli impegni fra cliniche e ospedali lo distraggano, lo spremano, lo limitino: fesserie. Come scrisse Balzac, «la carità che non costa niente non è benvoluta dal cielo».
Marco racconta che subito dopo la firma Gino Corioni gli ha detto: «Mi hai fregato di nuovo». Non è un mistero che il presidente voleva fermarsi ai tre anni, alla fine ha perso, ma il rinnovo non esclude una possibile cessione. «In cambio di questo prolungamento - ha ammesso il capitano, che offrirà una cena a tutti i compagni di squadra allenatore incluso - ho stretto un patto con il suo presidente: se in questi anni arrivassero al Brescia proposte irrinunciabili, accetterò. Ma io spero che non succeda». In fondo il calcio ci piace proprio perché non ha una memoria reale, si scrive e si riscrive ogni giorno, come le parole sulla sabbia. Domani è un altro giorno, si vedrà.


