Brescia, Vittorio Mero: un ricordo lungo 10 anni
Tu chiamale se vuoi...emozioni. Perchè erano parecchi gli occhi umidi alla Pastorale Paolo VI alla commemorazione dei dieci anni dalla scomparsa di Vittorio Mero. "Quando Vittorio è mancato - osservava Marco Zambelli prima della funzione - aveva più o meno la mia età... E' bello sapere che è ancora nel cuore di tantissimi sportivi bresciani. E i bresciani, queste cose, non le dimenticano mai".
Oltre al capitano, ci sono Arcari, Budel, Dallamano, Maccan, Mandorlini e Zoboli. Con loro, mister Calori e parecchi dello staff, compreso il direttore Iaconi accompagnato dalla moglie. A ricordare lo 'Sceriffo' c'è anche Giovanni Stroppa, ex Brescia e Milan e l'assessore Mandelli. Nel primo banco a sinistra Fabio, Antonella, Sara e Ilaria Corioni; sul lato destro, la famiglia Mero, con la moglie Monica (alla quale è stata donata una sciarpa biancazzurra da una delegazione di tifosi) e il figlio Alessandro, oggi dodicenne. E' a lui che Don Claudio Paganini (che porta anche la vicinanza del pres ancora in ospedale e di Carletto Mazzone 'bloccato' a casa da un'età che avanza), guida spirituale delle Rondinelle da molti anni, si rivolge per l'intera funzione, trasformando le parole, le immagini proiettate su di un telo bianco a piedistallo collocato di fianco all'altare e tutti gli sguardi, in un 'percorso' d'incontro col papà. "Vedi Alessandro - afferma nell'omelia Monsignor Paganini - questa è la storia della vita e di un dono grande: quello che papà Vittorio ha lasciato dentro a tutti noi. Quando una persona lascia un ricordo così forte, vuol dire che ha speso bene la sua vita. E sappi che in questa città, avrai sempre tanti amici su cui contare".
Il saluto finale è della moglie Monica: "Vedo tante facce nuove della squadra, il tempo è passato, ma sono felice della vostra presenza qui. Rivivere quei momenti non è cosa facile, ma sono contenta di averlo fatto con tutti voi. Semplicemente, grazie...". Poi, per tutti i presenti, una piccola brochure con all'interno una toccante dedica al marito e la foto, V bianca sul petto, di un Vittorio, manco a dirlo, sorridente. Sì, chiamatele pure emozioni.


