Brescia, uno stadio da buttare...
Brescia-Torino non è un caso unico. Nel calcio professionistico, tra serie A e Seconda Divisione di Lega Pro (l'ex serie C2) sono state rinviate ben 19 partite. Se non è record, poco ci manca. Il maltempo ha imperversato ovunque in Italia: neve e gelo; campi impraticabili e spalti inagibili di stadi obsoleti; temperature polari e difficoltà nelle comunicazioni, nei trasporti. Il balletto della data di Brescia-Torino (prima il lunedì sera alle 21, con la temperatura prevista in città a -9,2; poi la domenica pomeriggio alle ore 15) è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. I tifosi biancazzurri sono sul piede di guerra. E la Curva Nord Brescia, dopo aver appreso delle condizioni dello stadio, ha espresso tutta la rabbia «per un impianto da terzo mondo»
LA DOPPIA ispezione del Gos - il Gruppo Operativo Sicurezza formato da un funzionario di Polizia nominato dal Questore (Emanuele Ricifari) che lo presiede, dal delegato per la sicurezza allo stadio «Rigamonti» (Mauro Peli), da un rappresentante dei Vigili del fuoco, uno del Servizio sanitario e uno della Polizia municipale - ha portato alla luce uno stadio devastato: passi per le rampe e per le vie d'accesso allo stadio ricoperte dal ghiaccio, ma i 4 tornelli bloccati dal ghiaccio? Le tubazioni che fanno arrivare l'acqua calda negli spogliatoi fuori uso? Ma i Gos hanno rilevato, nella doppia ispezione di venerdì e sabato mattina, anche l'inutilizzabilità di 4 delle 32 telecamere di videosorveglianza. E il ghiaccio sui bocchettoni anti-incedio? «Quello dello stadio è un problema che si trascina da anni - dice il vice presidente del Brescia Luca Saleri -. Lo sappiamo bene in che condizioni versa il Rigamonti, sappiamo la battaglia che il presidente Corioni conduce da anni. Certo, il maltempo di questi giorni è eccezionale e non si doveva giocare nemmeno martedì con la Juve Stabia. Ma l'arbitro ha deciso diversamente». I tifosi, però, non hanno più intenzione di pazientare: «La partita con il Torino è stata rinviata perchè lo stadio è inadeguato», si legge nel comunicato pubblicato dalla Curva Nord Brescia sul proprio sito. E dopo aver accusato i politici bresciani di non aver fatto «nulla di nulla» per risolvere il problema, annunciano iniziative: «Dalla prossima partita casalinga (contro il Modena il 18 febbraio; ndr) faremo sentire la nostra voce a chi continua a non fare niente per dare una sistemazione confortevole e assolutamente necessaria a una tifoseria e a una città che, sicuramente, meritano più considerazione da parte di questi politici (di qualsiasi colore essi siano)».
ALLA FINE la proposta: «Ristrutturiamo il Rigamonti. Basta con questo stadio obsoleto da terzo mondo, che questa Giunta comunale e quelle passate continuano a offrici negando anche l'evidenza». Sicuramente la questione-stadio non è agevolata dall'incertezza sul futuro della società. Il Brescia è in vendita, Gino Corioni aspetta l'offerta giusta per porre fine alla sua ventennale esperienza presidenziale, ma finora è tutto rimasto lettera morta. Ed eventuali finanziatori privati del nuovo impianto, che il Comune di Brescia ha inserito nel progetto della Cittadella dello sport, sono titubanti sia nell'investire una cifra ingente in un momento economicamente difficile come l'attuale sia nel rapportarsi con un interlocutore, come Corioni, che potrebbe restare ancora alla presidenza ma anche no. Intanto Brescia ha uno stadio da buttare. Ma si inizierà mai il nuovo?


