Brescia, un crollo allarmante
A parole si può esorcizzare, minimizzare, sminuire tutto. Ma davanti ai numeri, ai grafici che tendono al basso, alla cronica mancanza di vittorie (e fosse l'unica malattia cronica) e alla situazione in sè, questo Brescia preoccupa.
Con il 2-2 di Varese fanno 12 partite senza successi. L'ultimo risale al 24 settembre. Il 2-0 al Cittadella proiettò i biancazzurri al comando insieme a Torino e Padova. Da allora è stato un crollo fatto più di batoste (7) che di pareggi (5), che non significano solo un punto in più in classifica per sè ma due in meno per gli avversari. E dal primo posto di 72 giorni fa, il Brescia è precipitato in quint'ultima posizione, in piena zona play-out.
Tradotto: se il campionato fosse finito sabato la squadra di Scienza, sempre in discussione, si giocherebbe la permanenza in B spareggiando con il Modena. Ora bisogna cercare di esorcizzare la paura che paralizza questa squadra.
Come spiegare, altrimenti, la partita di Varese? Come ha potuto il Brescia non vincere nonostante condizioni psicologiche di assoluto favore, un 2-0 limpido e costruito per meriti esclusivamente propri, con una difesa attenta e quasi mai scioccamente fallosa, un centrocampo bravo sia in copertura che in costruzione, un attacco micidiale sia sui calci da fermo (Jonathas) sia su azione manovrata (Juan Antonio).
Al Varese sono bastati poco più di 20' di fuoco e fiamme e i due cambi azzeccati di Maran, De Luca per Carrozza e Neto Pereira per Cellini. Una possibilità, quella dei cambi, che Scienza non ha dove servirebbe di più, in attacco. Invece ce l'ha Maran, ce l'ha Mandorlini a Verona (Pichlmann), ce l'ha Pea al Sassuolo (Marchi), ce l'ha persino Silva ad Ascoli. Papa Waigo, quando è entrato nella ripresa al «Rigamonti», non ha segnato ma ha con la sua rapidità «spaccato» i biancazzurri, alla ricerca del pari.
FATTA LA PREMESSA, si può affermare il resto. Che il Brescia ha paura, che commette troppi errori, che va rinforzato nelle casse e nella rosa. E se non mette a posto la fase difensiva non ha speranze di risalire la corrente. Nelle ultime 12 giornate solo una volta, nello 0-0 contro la Sampdoria, ha mantenuto la porta inviolata. Quando era al comando, aveva la retorguardia meno perforata del campionato: 2 reti in 6 gare. Ci sarà un perchè.
Si diceva, dopo il 2-0 al Cittadella, che questo progetto si poteva portare avanti con la coerenza e la serenità. Poco alla volta sono mancate l'una e l'altra. Il venir meno della serenità è la conseguenza del digiuno di vittorie: diventa più difficile portare a termine la priorità stagionale, cioè vendere al miglior prezzo i pezzi pregiati della rosa e se il Brescia continua con questo ruolino.
E la coerenza? Cosa è servito riabilitare Cordova dopo i tira e molla estivi, i forfait con il Brescia (infortunio al piede, si diceva) e il regolare «presente» alle convocazioni del Cile? E da quando è stato reintegrato (22 ottobre), non è chesia stato utilizzato granchè: 6 presenze e una sola da titolare. E i giovani che hanno sempre sgobbato in silenzio? Che esempio possono aver tratto?
E Martinez? Punito perchè in ritardo al ritiro, poi le parole al fiele per società e ambiente, poi scaricato con buonuscita (22 settembre) e ritesserato due mesi dopo. Forse era meglio fare almeno un paio di acquisti, anche sottocosto, in estate.
Si sperava che il bisogno, oltre che l'ingegno, aguzzasse altre virtù. Tanto, se le cose precipitano, si dà la colpa a un allenatore che, quando scruta la sua panchina in cerca di alternative, ha un moto di invidia per i colleghi. Facile, no?


