Brescia, stasera contro il Mago
Al «Rigamonti» arriva il Pescara, ma l'attesa è per Zdenek Zeman. Il mago. Non è solo la curiosità di vedere dal vivo la sua squadra, che sta a pari punti con il Brescia e ha un attacco da paura (20 reti in 9 giornate, 12 del trio Sansovini-Immobile-Insigne). È la prima volta da ex a Mompiano e chissà se il boemo, scorrendo i nomi di El Kaddouri e del suo allievo (a Foggia) Salamon; di Magli e di Antonio, penserà che questo era il Brescia giusto per lui, fatto di giovani affamati e desiderosi di affermarsi. E che Corioni lo ha chiamato nel momento sbagliato.
ZEMAN sarebbe stato l'uomo giusto per questo Brescia. Scienza lo è, senza condizionale, e lo dimostrano i fatti. Corioni se lo tiene stretto, ma un'avvertenza può essere utile all'allenatore biancazzurro: contro il Pescara vinca con tutti i punteggi, non per 3-0. Non si sa mai: per informazioni chieda a Maran. E comunque non c'è nostalgia per un passato, quello made in Boemia, che è stato solo uno sfacelo, 84 giorni partiti malissimo, in una domenica mattina buia e tempestosa a poche ore da un 3-0 (appunto, Scienza), e finiti peggio.
Pur pensando tutto il male possibile della masochistica coerenza dello Zeman biancazzurro, bisogna riconoscere che il 3-2 al Cesena del 23 aprile 2006, seconda e ultima vittoria in 11 partite del boemo che alla guida del Brescia (sono parole sue) voleva vincerle tutte, per una domenica fece sognare una città.
Era Zemanlandia. Quel giorno in campo c'era un Brescia di giovani: Milani e Hamsik, che allora aveva 18 anni; Alberti e Zambrella, promesse under 21 di talento. Il Brescia vinse molto più di quel golletto di scarto. Giocò come nemmeno in Paradiso. L'unica volta in cui il popolo biancazzurro si è divertito davvero. Perchè poi Zeman non abbia insistito con la linea verde, con quel coraggio che è il suo tratto distintivo in campo e fuori, è un mistero. Con l'Atalanta, sei giorni dopo, si riaffidò ai senatori ormai sfiduciati. E a Bergamo il derby era già finito dopo 40 minuti: 0-2, Zemanlandia un ricordo. Da piangere per mesi.
«Zeman arrivò al Brescia stancamente - ribadisce il presidente Corioni -. Lo porto nel cuore, anche se lo sento di rado. Vorrà dire che, per rinsaldare la nostra amicizia, gli farò provare sulla sua pelle come gioca la mia squadra».
È una sfida, quella di Corioni, che Zeman accetterà. A viso aperto, come le sue squadre. Nel male (il Brescia) e nel bene (il Pescara). Il boemo c'è abituato e le novità non lo spaventano, a parte quando gli si sussurra modestamente di cambiare il tipo di gioco, sempre uguale dal Foggia di Rambaudi-Baiano-Signori, il 4-3-3 come dogma, imposto anche a un Brescia che andava benone con Maran «perchè Zeman è Zeman - dice chi lo difende a oltranza - e chi lo prende sa bene che è così». E nemmeno vale il discorso, dettato dal buon senso, che per poche partite si poteva anche riportare quel Brescia al consolidato 4-4-2 maraniano. Nessuno avrebbe dato dell'incoerente al «grande coerente», che si sarebbe guadagnato la conferma e, forse quella biancazzurra sarebbe stata una bella avventura.
La filosofia offensiva di Zeman ben si sposa con i gusti calcistici di Corioni. Uno che ha imposto il calcio champagne di Maifredi a una piazza come Bologna, ricevendone anni e anni di bollicine; uno che ha portato a Brescia Lucescu, avendone in cambio due promozioni in serie A e un gioco da applausi.
NESSUNO dimentica nulla degli 84 giorni di Zeman a Brescia. Nè come iniziò dopo un 3-0 al Pescara (corsi e ricorsi), nè come continuò (7 sconfitte in 11 gare), nè come finì (biancazzurri decimi e fuori dai play-off: Maran li aveva lasciati quinti e a 5 punti dalla promozione diretta).
Quando stasera salirà la scaletta del «Rigamonti», Zeman tenderà l'orecchio per sentire gli applausi («me li aspetto, ma solo dagli amici») o i fischi, che accetterà ma non capirà: l'autocritica non gli appartiene. In questo è simile a Mourinho, che Zeman non ama. Dunque, che sia vittoria per il Brescia. Ma per Scienza meglio che non sia un 3-0. Anche se mago Zeman una squadra, stavolta, ce l'ha già.


