Brescia, Scienza sente aria di svolta
Il pericolo è fermarsi a quei maledetti 8 secondi, ridurre l'analisi della partita del Brescia al gol di Marchi, alla vittoria sfumata in extremis sul campo della seconda in classifica. È un pericolo per la squadra stessa, che somatizzi l'ennesima mazzata, che morale e autostima ne escano fiaccati.
Lo sa bene Beppe Scienza, troppo arrabbiato per presentarsi in sala stampa al «Braglia» e che ieri, nella nebbia della sua Domodossola, ha cercato di ritemprarsi assistendo a una partita di settore giovanile per ritrovare la calma e la serenità, per rituffarsi con la giusta carica e la lucidità necessaria nella settimana che porta al derby con l'Albinoleffe. Accantonato il rammarico per quel fallo su Jonathas non fischiato e dall'azione è nato il pari del Sassuolo. Si dirada nel ricordo, ora dopo ora, il dopo-gara da incubo: i pugni contro il muro, il cuore che batte all'impazzata, la preoccupazione del medico di fronte a tanta agitazione.
SCIENZA, dopo la rabbia, è pronto a far ricorso al proprio orgoglio. Oggi terrà regolarmente la conferenza stampa di inizio settimana, dirigerà l'allenamento dopo aver assistito con la squadra ai funerali della mamma di Gigi Maifredi e in serata sarà in tribuna a Bergamo per vedere da vicino l'Albinoleffe, impegnato nel posticipo contro la Reggina.
Per Scienza il motivo di maggior soddisfazione è la ritrovata compattezza della squadra, capace con un uomo in meno di contenere senza affanni per un tempo intero l'urto del Sassuolo, che rispetto al Brescia aveva maggiori alternative in attacco. Così, per un Boakye abulico, l'allenatore emiliano Pea ha potuto inserire un Bianchi con l'argento vivo addosso. E negli ultimi 20', quando serviva giocare il tutto per tutto, ecco la carta Marchi, che ha aggiunto chili e centimetri alla forza d'urto neroverde.
Scienza aveva un Jonathas che non giocava da un mese e, nel finale, era sulle ginocchia. Ma in panchina non c'era una punta degna di tal nome. Ed è anche l'incognita della condizione del brasiliano che ha indotto Scienza a proseguire con Budel, nonostante i segni di nervosismo, evidenti anche dalla tribuna, dati dal regista già nel primo tempo.
IL BRESCIA ha giocato a calcio finchè è rimasto in 11, ha pressato a tutto campo, ha ritrovato la grinta dei tempi migliori. Certo, questa squadra ha carenze che sono strutturali. Soprattutto davanti, come dimostrano le occasioni fallite da El Kaddouri e Scaglia poco prima dell'1-1 del Sassuolo. Ma il ritorno di Jonathas non ha solo ridato peso al reparto avanzato, ma ha restituito più sicurezza nella fase offensiva ai compagni.
La rinascita del Brescia passa anche dalla conferma della compattezza di uno spogliatoio capace nei giorni di riunirsi più e più volte, di parlarsi fuori dai denti, di rendersi conto della «fortuna di avere un allenatore così e bisogna fare di tutto per non perderlo». Il gesto di Jonathas, che dopo aver trasformato il rigore, ha invitato i compagni a stringere in un abbraccio Scienza, vale più di mille proclami.
Scienza, nella notte tra domenica e lunedì, ha ripensato non solo all'ennesima beffa ma anche all'abbraccio dei suoi ragazzi e alla loro prestazione. Una prova che sa di svolta, al di là del punto.


