Brescia, Scienza: "Ci sarà un grande lavoro per i miei esterni"
«Dobbiamo portarli lontano dalla nostra area, un gran lavoro attende i nostri esterni. Perchè sarà lì che si gioca la partita: chi vince quel duello, vince la gara». Beppe Scienza non ha dubbi e indica gli esterni come la chiave del match, anche alla luce del fatto che, oltre a Vass, non potrà contare sul suo capitano Zambelli che della sua corsia destra è indiscusso re: «Marco si è chiamato fuori e il solo fatto fa capire quanto fosse davvero impossibile per lui stringere i denti. Dopo il match sul sintetico di Castellammare ha accusato un'infiammazione plantare che, negli ultimi tre giorni s'è fatta sempre più dolorosa, tanto che stamattina faticava pure a camminare. Come per Adam Vass (distrazione muscolare), è un'assenza pesante: vuol dire che saremo ancor più giovani, ma chi li sostituirà lo farà in modo esemplare. Chi sarà e quale sarà l'undici in campo all'Olimpico, l'ho già pensato. State tranquilli».
Convalescenti. «Per quanto riguarda gli altri non al meglio della condizione, Daprelà sta sicuramente meglio della settimana scorsa, mentre Zoboli e Berardi sono recuperati. Al cento per cento? Diciamo 'recuperati' e basta...».
Big-match o no? «La classifica dice di sì, ma ne sapremo di più domani. Non siamo certo al crocevia della stagione, dirlo è puro azzardo, anche se quella col Toro è una gara importante contro una delle 2-3 squadre più forti, attrezzate per vincerlo questo campionato. Servirà soprattutto la prestazione, a cui tengo più di tutto: dimostrare personalità sarebbe un bellissimo segnale e vorrebbe dire che i ragazzi sono maturati prima del previsto. Ma non si può parlare assolutamente di scontro-promozione».
Sorpresa. «Siamo finora una piacevole sorpresa. Se dovessimo vincere a Torino, lo confermeremmo. Mentre se vincono loro, rispetterebbero solo i pronostici...».
Difficoltà. «Incontreremo delle difficoltà diverse rispetto a quelle avute nelle partite precedenti. Loro giocano in pratica con un 4-2-4 di grande spessore, noi dovremo metterci testa, gambe e tanta corsa. In più, troveremo un ambiente particolare. Anche se, pensandoci bene, nella prima trasferta c'era il ritorno in B dopo una vita della Nocerina, nella seconda stessa cosa per la Juve Stabia più il sintetico... Insomma, c'è sempre qualcosa, per cui...».
Pubblico. «Giocare davanti a 25.000 tifosi non è semplice. Il calcio, con una cornice di pubblico importante, è un altro sport. Certo, i cento tifosi di Castellammare hanno tifato come centomila e per noi è un onore avere avuto questo apporto. Ma i 25.000 devono essere una spinta anche per noi, uno spunto da sfruttare. Ad El Kaddouri, Leali e altri giovani non credo sia capitato spesso di avere tanta gente così sugli spalti, ma questo è un entusiasmo da cavalcare. Giochiamocela come sappiamo fare: se devo perderla, lo voglio fare senza rammarico!»
Modulo. «Inizialmente, non si cambia. Non è il caso di scoprire quella zona del campo con gli esterni che ha il Toro, quindi dietro a quattro. Vedremo in corso di gara se sarà il caso di portare modifiche».
Amarcord. «Attualmente, i granata sono una società normale, ma nella storia il Torino è il Torino. Tifosi molto esigenti, ma tra i più calorosi d'Italia. Ho dei bei ricordi, come quello della vittoria nel derby con la Juve nel marzo 1995. È stato l'ultimo vinto dal Toro per l'entusiasmo di una città che è più granata che bianconera. Ma il ricordo più esaltante è un 2-0 al Padova con una mia doppietta sotto la curva Maratona: per un ragazzo piemontese come me, una grandissima soddisfazione».
Corioni. «Il presidente è venuto negli spogliatoi e poi, prima di partire, ci vuole parlare ancora. È stato carino e sorridente, ci tiene a fare bella figura ed è contento di quello che i ragazzi stanno facendo. Aveva una giacca sul granata? È vero, ma, come Cellino a Cagliari col viola, vorrà esorcizzare qualsiasi negatività».


