Brescia, "Record d'imbattibilità? Spero che Arcari lo batta"
La porta del Brescia è inviolata da 630 minuti e se nella prossima sfida Arcari non dovesse subire gol diventerebbe il secondo portiere più a lungo imbattuto nella storia biancazzurra, scavalcando Zibetti e Aliboni, che condividono la piazza d'argento dietro al primatista Peruchetti. Da Marinella di Sarzana, provincia di La Spezia, dove gestisce uno stabilmento balneare, l'ex portierone biancazzurro Roberto Aliboni segue con attenzione l'imbattibilità di Arcari e, per nulla preoccupato di fare un passo indietro nella classifica, lo lancia verso il record: «So che Arcari è giunto a 630 minuti senza prendere gol - prosegue Aliboni -, io ero arrivato a 677 minuti. Nello sport tutti i record sono fatti per essere battuti. Arcari ha l'opportunità di alzare l'asticella, e di lasciare un segno. Mi auguro che riesca nell'impresa: se dovesse superarmi sarei il primo ad essere contento. Naturalmente servirà l'aiuto dei compagni e una buona compattezza difensiva». Per un attimo Aliboni, originario di Massa, torna indietro di 27 anni e rivive la sua imbattibilità: «Contro la Spal di Galeone, che schierava il portiere Zaninelli - ricorda -, fui battuto da Carlo Bresciani, originario di Forte dei Marmi. Quasi un compaesano. Pareggiò Torresani. Ma nella ripresa mi superai parai un rigore al capitano De Gradi e la gara finì 1-1». Superati senza subire reti gli scogli Ancona (in panchina Pippo Marchioro), Asti, Rimini (con un Arrigo Sacchi agli esordi), Pavia, Legnano, Carrarese (condotta dal maestro Corrado Orrico), la serie venne interrotta al Mirabello di Reggio Emilia. Vantaggio di Maragliulo e risposta di Cambiaghi, un ex. Era la quint'ultima giornata. «Una partita strana - aggiunge Aliboni-, con tante disattenzioni. E mi fermo qui. La divisione della posta andava bene a tutti: ricordo che qualcuno, in campo, si pettinava, anzichè correre dietro all'avversario. Con un pizzico di concentrazione in più da parte di tutti avrei potuto conservare l'imbattibilità sino al termine del campionato, e frantumare il tetto dei mille minuti. Peccato, ci tenevo molto a quel record».
L'IMBATTIBILITÀ di Aliboni si fermò a 677 minuti, ma una categoria sotto, in C1, rispetto al campionato di oggi: «Di certo la mia imbattibilità non vale di meno - taglia corto -. Allora si giocava un po' alla carlona, e per gli attaccanti era più facile segnare. Ora le cose sono cambiate e attraverso i filmati è possibile conoscere le caratteristiche delle squadre ed è più difficile perforare le difese». Adesso è il momento di Arcari: «In comune abbiamo una sola cosa: essere arrivati tardi a livelli importanti. Le caratteristiche, invece, sono molto diverse. Lui riflessivo e misurato. Io guascone e stravagante. A volte uscivo a metà campo, e la gente mi urlava di tornare in porta. Vivevo il ruolo di portiere sopra le righe. Ad Arcari manca qualche centimetro di statura, ma è completo, e non commette errori. E' da molto tempo che lo seguo, tanto che un anno, quando ero nello staff di Silvio Baldini a Empoli, decidemmo di prenderlo. Ma l'operazione non si concretizzò. Mi piaceva il suo modo di stare in campo e di giocare il pallone coi piedi. E poi è un ragazzo umile: ho apprezzato come ha fatto da balia a Leali, uno che ha le potenzialità per diventare davvero il successore di Buffon». Parola di Aliboni, uno che non ha mai «parato» le parole.


