Brescia, quella sensazione di deja' vu...
Come ogni anno, immancabile, ecco il cambio di allenatore. Sperando sia l'unico perché qui a Brescia, ahinoi, abbiamo già conosciuto addii e ritorni, esoneri e riconciliazioni, cambi di fronte improvvisi. Analizziamo il dopo Mazzone. De Biasi resiste un anno, al secondo lascia a Cavasin. Poi retrocediamo e arriva Maran, cui subentra Zeman. Giusto per restare in media, l'anno dopo, a Somma subentra Cosmi che - udite udite - resiste una stagione intera ma lascia il timone poi dopo cinque giornate a Sonetti. Esonerato a sua volta prima dei playoff per far posto a Cavasin, licenziato dopo qualche mese per far spazio a Iachini.
Eccolo l'uomo giusto. Andiamo in serie A, è il nostro eroe. Dura poco più di un anno: dodici mesi fa, suppergiù, gli subentra Beretta ma poi Corioni si pente e richiama Beppe senza esito. Quindi si affida a un altro Beppe e il resto è storia di oggi. Al capezzale del Brescia arriva Alessandro Calori. Facciamo i conti: dal febbraio 2005 (esonero di De Biasi) ad oggi sono passati sei anni e otto mesi. Cambi di allenatore ne abbiamo visti dodici. Quasi due all'anno.
La domanda sorge spontanea: il problema non sarà a monte? La risposta è talmente ovvia che è inutile fornirla. Chi ci legge sa. Chi ci legge ama il Brescia e ha già capito. Basta rileggere il nostro editoriale del 31 agosto, del resto, per rendersi conto che era facile prevedere un esito del genere. Scienza ha avuto un merito, che è diventato poi paradossalmente il tuo difetto. Ci ha illuso, ci ha fatto sognare per un mese rendendo appetitosa, squisita, una pietanza cucinata con elementi non di prima qualità. Con un frigorifero, soprattutto, vuoto.
Non so se Corioni abbia bluffato o davvero pensasse che quel Brescia valesse un posto nei playoff. Forse, ha approfittato della situazione per provare ad innalzare le azioni dei suoi gioielli. Ma un lento declino, seppur non così repentino, era prevedibile. Qui, arrivano le colpe di Beppe Scienza.
Non è il primo responsabile, lo abbiamo ripetuto tante volte. Nelle ultime tredici gare, tuttavia, qualcosa di più avrebbe potuto portarlo a casa. Una vittoria, specie nelle ultime due partite, era alla portata. Qui si è tirato la zappa sui piedi da solo e ha fornito il migliore degli assist al presidente per portare a compimento un esonero che era già maturo da almeno tre settimane. A Varese, avanti 2-0, la squadra si è fatta puntualmente infilzare sulla nostra fascia destra da Nadarevic sino a prendere due gol in venti minuti. Non Cristiano Ronaldo. Ma, negli ultimi periodi, chiunque affronti la difesa del Brescia - si chiami Falconieri, Foglio, Stoian - trova la strada spianata. E' successo anche ieri: sull'1-1, con espulsione del generoso Borghese, la gara era nelle nostre mani. Scienza non è stato in grado di compiere l'ultimo step per vincerla, sbagliando i cambi senza migliorare una formazione già raffazzonata.
Con una rosa migliore e più ampia, questo è certo, non avrebbe dovuto compiere prodezze da equilibrista. Con giocatori meno ingenui, saremmo qualche posizione più avanti. Ma, questo è il punto, la situazione era evidente già a settembre. Eppure, con il vento in poppa, si parlava di progetto Brescia.
Ora dov'è questo fantomatico progetto? Noi non lo vediamo. Da vicino, invece, si vede la Lega Pro. Auguriamo ad Alessandro Calori di "vederci chiaro", almeno lui, e guidarci alla salvezza. Lui, che è un mazzoniano e qui a Brescia si è salvato nell'anno più nero della nostra storia (il 2001/02), dovrebbe sapere come si fa. In bocca al lupo a lui. Un abbraccio e una pacca sulla spalla sincera a Beppe Scienza. Ci ha provato. E' stato anche sfortunato. Resta un uomo di valore e un allenatore capace. Lo dimostrerà altrove. Si consoli: non è il primo e non sarà l'ultimo.


