Brescia, non funziona neanche la presenza di Pep
C'è la partita, ma l'attenzione a Brescia è tutta fuori dallo stadio. Arriva Pep Guardiola, l'allenatore del Barça-spettacolo, che qui ha lasciato ottimi ricordi da giocatore e che quando può torna volentieri a trovare i vecchi amici.
si fa aspettare — Tutti lo aspettano: giornalisti, tifosi, conoscenti. Pep però si fa aspettare, arriva cinque minuti prima dell'inizio: maglione grigio, piumino verde scuro, barba di un giorno, la figlia tenuta per mano. La sicurezza gli fa prendere strade sicure, ma l'entusiasmo lo travolge appena sale in tribuna.
cori e sorrisi — Non parla, Guardiola. Ma sorride a tutti. Per salire le scale prende la figlia in braccio. Il Rigamonti appena entra non guarda le squadre che si schierano, guarda lui. Parte il coro, fragoroso, la Curva gli dedica anche uno striscione: "Pep orgoglio del passato, sogno per il futuro". Lui alza un braccio in segno di saluto e si va a posizionare nel box poco sopra la tribuna stampa. Ma non dietro a un vetro: la partita la guarda all'aperto. Confabula con i bambini. Poi fischio d'inizio: è Brescia-Ascoli, sotto gli occhi di Pep con le rondinelle che vengono impallinate da Falconieri.


