Brescia, nera non è solo la maglia quella dell'amichevole
Chissà perchè, ed è capitato ieri a Lograto come la settimana scorsa a Desenzano, nelle amichevoli in provincia il Brescia indossa la maglia nera. Forse è un riflesso condizionato della situazione attuale, sinonimo di caduta libera.
Dopo il primato maturato dopo il 2-0 al Cittadella (14 punti nelle prime 6 giornate, vetta ex aequo con le corazzate Padova e Torino), a partire da ottobre i biancazzurri sono il fanalino di coda: solo 5 punti nelle 12 giornate senza vittorie con distacchi non banali dalle altre come illustra chiaramente la tabella a fianco. Un'andatura da maglia nera, che nel ciclismo indica l'ultimo classificato al Giro d'Italia.
LA MAGLIA NERA è tipica delle due ruote ma si deve a un calciatore. Giuseppe Ticozzelli è piuttosto celebre negli anni '20: gioca nel Casale, nella Spal e in Nazionale. Nel 1926 decide di partecipare al Giro d'Italia. In gara indossa la maglia nerostellata del Casale. Il suo Giro dura tre tappe, ma gli dà una enorme popolarità anche per i suoi comportamenti stravaganti, come arrivare alla partenza un minuto prima del via a bordo di un taxi.
Il linguaggio dello sport, con il passare degli anni, trova terreno fertile anche nella vita. Si pensi allo «scendere in campo», che in politica ormai sostituisce il «candidarsi», sempre meno usato. A maggior ragione l'accostamento tra la maglia nera del Brescia in amichevole e la situazione del campionato è pertinente.
LA SQUADRA DI BEPPE SCIENZA è la meno spedita del campionato anche per la lunga sequela di defezioni: gli infortuni (Zoboli), le squalifiche maxi (Jonathas, Zambelli), le convocazioni in nazionale che in certe partite, come contro l'Ascoli, costringono l'allenatore ad andare oltre il fondo di un barile già raschiato per metterne in campo 11.
È vero che uno può correre i 100 metri contro Usain Bolt e perdere. Gli si può dire che deve dimagirire di 10 chili, che in partenza non ha fiducia in se stesso, che non corre al massimo. Ma contro chi è più forte, si perde. Inevitabilmente.
Il Brescia, al completo, non perde con nessuno e lo dimostrano le prime 8 giornate (4 vittorie e altrettanti pareggi). Il problema è eliminare le scorie del lungo periodo di digiuno. Si ha voglia di dire: Brescia impaurito, svuotato e senza grinta (come nelle ultime partite in casa). Ma bastano avversarie anche non della levetura di un Bolt (Ascoli e Albinoleffe) per mettere a nudo le magagne di una rosa costruita in economia e per scolorire di molto, se non del tutto, il rosso del bilancio. E con tante assenze pesanti si perde senza appello. Al massimo si pareggia.
Adesso Scienza sta recuperando tutti. Domenica contro il Bari rientra Zambelli, Jonathas e Budel sembrano arruolabili. Mancano Berardi ed El Kaddouri, Zoboli e Dallamano sono sempre in infermeria. Ma c'è un Martinez in più e la vittoria è un imperativo.
Lo dice anche Corioni, che a Lograto si è detto «ancora arrabbiatissimo per il pareggio di Varese». La smentita della smentita.


