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Brescia, la rinascita in tre atti

Brescia, la rinascita in tre atti TuttoB.com
© foto di Federico De Luca
autore
Federico Errante
lunedì 16 gennaio 2012, 13:25Brescia

Il ritornello, fino a poco tempo fa, era il seguente: «Meritavamo almeno di pareggiare, incredibilmente abbiamo perso». Il motivetto post Vicenza: «Il pareggio era il risultato più giusto, ma abbiamo vinto».  Questione di fortuna? Il Brescia prima aveva addosso il malocchio e ora è baciato da ogni tipo di buona sorte? C'entra anche questo. Ci sono periodi in cui tutto va male, anche se si prepara a puntino ogni dettaglio, e altri in cui basta un soffio per spazzare via qualsiasi tipo di avversario e macinare punti. MA LA

FORTUNA non è determinante nella metamorfosi del Brescia, che prima prendeva gol da tutte le parti, soprattutto in casa, quando per gli avversari c'era la certezza di segnarne tre, come è capitato a Pescara, Reggina, Albinoleffe e Bari. Al «Rigamonti» solo la Sampdoria, nel periodo-groviera, non era riuscita a bucare la porta biancazzurra, ma si sta parlando di una squadra che è tutt'ora malata. A cercare di guarirla c'è Beppe Iachini, che due anni fa trovò nel 3-5-2 la medicina giusta per guidare il Brescia in serie A dopo 4 anni di tentativi regolarmente andati a vuoto. Alessandro Calori ha fatto lo stesso, riportando i biancazzurri al modulo del suo maestro Mazzone, quel 3-5-1-1 che, finora, al Brescia ha garantito solidità (zero gol subìti, 270 minuti di imbattibilità) e una buona media-gol (6 in 3 incontri). Bastassero i numeri del modulo e delle reti all'attivo o al passivo per spiegare la rinascita biancazzurra, sarebbe facile. Ma i moduli sono fatti di uomini. E Calori, sugli uomini oltre che sui giocatori, in poco tempo ha fatto un lavoro profondo con un punto fermo: ognuno nel proprio ruolo. Così Zambelli sulla fascia destra è tornato un valore aggiunto, da esterno nel centrocampo a 5 (il suo ruolo): la sua spinta è di nuovo efficace. Il risultato: una rete a Livorno e un assist a El Kaddouri per la prima marcatura al Crotone. A centrocampo Budel, prima utilizzato da interno, in regia (il suo ruolo) si sta confermando ai livelli di due anni fa quando, appena arrivato, fu l'uomo in più dell'impresa del Brescia di Iachini. Ha un sinistro ispirato nelle verticalizzazioni, gioca il pallone con rapidità, ha un senso della posizione che lo porta a essere puntuale anche in fase difensiva. Ai fianchi due che fanno legna. Mandorlini, prima schierato come esterno con risultati modesti, da interno di centrocampo (il suo ruolo) fa la sua parte, portando quella vis pugnandi, quella ruvidità che in una squadra serve sempre. Vass, da sempre, è un giocatore di lotta e di governo. Recupera i palloni e li sa giocare anche non banalmente. Peccato per quella parolina di troppo che, a Vicenza, gli è costata l'espulsione: si temono due turni di squalifica.

IN ATTACCO Feczesin è un lottatore indomito, bravo ad aprire gli spazi da El Kaddouri, che da trequartista (il suo ruolo) è spesso in grado di andare alla conclusione: due reti nelle ultime due gare. Da interno era sacrificato. E con un attacco che va in pressing, un centrocampo che non si limita a impostare, la difesa a 3 è più protetta. Caldirola è un buon innesto, ma Martinez (in campo per un'ora con una caviglia distorta che lo ha fatto zoppicare) e De Maio hanno acquisito maggiori certezze. Eccola la rivoluzione: ognuno nel suo ruolo. E scusate se è poco.

Fonte Brescia Oggi

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