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Brescia, la magia può durare. A patto che...

Brescia, la magia può durare. A patto che... TuttoB.com
© foto di Francesco De Cicco/TuttoLegaPro.com
autore
Federico Errante
lunedì 26 settembre 2011, 18:39Brescia

Un tifoso legge la classifica della serie B, vede il Brescia in testa ed è logico che abbia l'acquolina in bocca. Sogna un pronto ritorno in serie A, stavolta per restarci più dell'ultima, traumatica esperienza. Sogna una società che spenda i soldi in altra maniera rispetto a un anno fa, che costruisca una rosa che sia un mix tra giovani ed esperti, che in comune devono avere motivazioni, fame e ingaggi sostenitibili.

Sognare è lecito, visto il momento del Brescia i tifosi hanno il dovere di farlo. Ma i sogni devono fare i conti con la realtà e fare i conti non è solo un modo di dire. Il nuovo corso biancazzurro, non va mai dimenticato, era l'unica soluzione perchè la famiglia Corioni, legittima proprietaria della società Brescia Calcio e in assenza di acquirenti o di partner disposti ad accollarsi una parte della gestione, potesse continuare a fare calcio ancora per qualche anno e non essere sommersa dai debiti. Che ci sono ancora, e pesanti, nonostante gli 8,5 milioni incassati dalle cessioni estive e i soldi risparmiati da certi ingaggi.

E SE SARÀ necessario a gennaio, qualunque sarà la situazione di classifica, si provvederà a sacrificare uno-due gioiellini. Prima viene il bilancio, trascurato per troppo tempo. Ed eventuali nuovi arrivi devono essere funzionali al progetto: basta con i nomi, con gente dal curriculum incerto e dalla salute malferma, anche se viene gratis o pagata da altri.

Così ha fatto Corioni in agosto, favorendo la valorizzazione dei giovani del vivaio tornati dai prestiti in Lega Pro (El Kaddouri, Magli, Martina Rini, Paghera, Salamon), aggiunti a qualche promessa già in biancazzurro (Leali, Jonathas) e a pochi reduci del vecchio corso, giocatori d'esperienza e soprattutto positivi per i «deb» con il loro esempio e con la loro condotta (Zambelli, Budel, Arcari).

La partenza bruciante del Brescia è la combinazione di numerosi fattori, in primis della tranquillità con cui Scienza e la squadra possono lavorare. Alle spalle c'è una società che, almeno finora (e si spera continui), non ha chiesto nulla più di una tranquilla salvezza ed è quasi del tutto assente nei virgolettati dei giornali.

NELLE DICHIARAZIONI del dopo partita, da questa stagione, c'è spazio solo per Scienza e per i giocatori, i veri protagonisti. Non ci sono più direttori, direttorini e direttorissimi che nel post gara spiegano, sbuffano, si contraddicono, dividono. L'eccezione è Gigi Maifredi, che peraltro si presenta a taccuini e microfoni solo se gli viene richiesto e praticamente esclusivamente in trasferta. Al «Rigamonti», soprattutto quando il Brescia vince, lascia volentieri la ribalta ad altri.

E in tribuna si nota l'assenza di Gino Corioni. Il presidente preferisce seguire le partite della sua squadra da casa. Soffre troppo, probabilmente sa bene che non è ancora aria. Anche sabato, nonostante stesse maturando la quarta vittoria nelle prime sei partite, dalla curva nord si è alzato un coro di contestazione nei suoi confronti. E anche fuori dallo stadio c'è chi non ha mancato di esprimere il dissenso.

Dispiace che il «pres» non metta più piede allo stadio. Ma una squadra che veleggia così, con il vento in poppa, nella massima tranquillità e nel silenzio mediatico di chi ci lavora, è la sua sola salvezza.

Fonte Brescia Oggi

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