Brescia, l'insurrezione del Rigamonti merita una risposta: Corioni, tocca a te
Ora al Brescia, tutti, da Corioni al ds Visci passando per squadra e lo staff tecnico non possono più far finta di niente; quello che è accaduto ieri al Rigamonti in occasione della gara con il Modena è il segnale più forte di una piazza che è esplosa dopo le tante delusioni stagionali. La contestazione dei tifosi delle Rondinelle va oltre la sconfitta subita dai canarini che hanno preso proprio il loro posto, rispetto alle aspettative di inizio stagione, nella casella di ‘outsider’ del campionato, va anche oltre il fatto di non aver impensierito neanche in un’occasione nei 90’ Pinsoglio, spettatore non pagante nella gara di ieri; quello che si chiede alla società è il motivo dei 50 punti stentati conquistati in 39 partite, il perché delle 13 sconfitte o dei 51 gol subiti, insomma quello che viene chiesto è il perché le giuste aspirazioni estive sono state sostituite da un mesto quindicesimo posto con giocatori irriconoscibili che sembrano aver perso quel senso di attaccamento alla maglia che in una piazza come quella bresciana è fondamentale per dimostrare agli ultrà sugli spalti di essere vivi, di lottare per una società che merita, per storia e passione, ben altri palcoscenici.
Ebbene si, l’attacco di ieri non ha risparmiato nessuno, nemmeno la bandiera Budel che vistosi offendere personalmente e pesantemente si è sfilato la fascia da capitano dal braccio e l’ha gettata per terra (salvo chiedere poi scusa a fine match); il gesto del numero 5 di Iaconi è stato dovuto soprattutto alla frustrazione e a esso è seguita l’espulsione di Corvia (che si aggiunge agli 3 ammoniti) anch’esso molto nervoso che si è scagliato contro l’arbitro del match.
Nulla in confronto a quello che si verifica al 40’ quando il Signor Maresca di Napoli si vede costretto a sospendere l’incontro per circa un minuto a causa di razzi e fumogeni lanciati dalla Curva Nord verso il terreno di gioco che fanno andare in scena un’altra partita oltre a quella che si vede nel rettangolo verde tra i 22 in campo, ovvero quella in cui si sfidano tifoseria e società: è questa la tristissima fotografia della serata.
L’insurrezione del Rigamonti era una cosa, spiace dirlo, che prima o poi doveva accadere, come una bomba ad orologeria che vuoi o non vuoi deve esplodere, soprattutto se gli addetti ai lavori se la sono un po cercata dopo i tre cambi di allenatori (questo testimonia la non poca confusione societaria) in nove mesi nei quali si sono avvicendati i vari Giampaolo, Maifredi, Bergodi ed infine il buon Iaconi che non ha potuto evitare lo sbando totale nella quale la squadra si era cacciata. Fortuna che nel primo quarto di stagione i bianco blu, soprattutto nel mese di dicembre, hanno accumulato un bel bottino di punti che se allora sembrava proiettarli verso i play off, ora quegli stessi punti sono considerati sacrosanti in quanto hanno evitato all’Airone e compagni guai ancora peggiori visti i soli 20 punti conquistati nel girone di ritorno nella quale va annoverata anche la striscia, poco invidiabile, di cinque sconfitte consecutive.
Forse è proprio questo che dalle parti di Brescia non riescono a spiegarsi, il motivo di una debacle nelle ultime 18 partite che non può essere di certo riconducibile al rilassamento generale o alla cosiddetta pancia piena considerato che l’obiettivo stagionale non era di certo il raggiungimento della permanenza in cadetteria.
Sarà stata sbagliata nei modi ma quella della Curva vuole essere una presa di posizione forte per chiedere quantomeno spiegazioni per quanto accaduto quest’anno con un colloquio con i vertici del club che appare urgente per cercare di programmare nel miglior modo possibile per il Brescia e per la città il futuro: la risposta ora spetta a Corioni.


