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Brescia, l'ex Cordova: "Spiace per come è finita, ma..."

Brescia, l'ex Cordova: "Spiace per come è finita, ma..." TuttoB.com
© foto di Federico De Luca
autore
Federico Errante
martedì 27 novembre 2012, 20:32Brescia

La Pasqua di Nicolas Cordova è lontana anni luce. E la luce era solo un'illusione, il tunnel era vicino e lui ci è finito dentro. «In Italia ormai il mio ciclo è finito - dice sconsolato l'ex centrocampista del Brescia, ancora senza contratto nonostante una lunga e onorata milizia in Italia, serie A e serie B, conclusa a maggio in biancazzurro -. E se a gennaio non trovo sistemazione in America o nel mio Paese, in Cile, smetto. Ho solo 33 anni, ma non posso mica pagare per giocare. Lo so, c'è chi lo fa. Io no, non mi piego. So quel che valgo, qualcosa in questi anni ho fatto. E pensare che da quel gol al Verona non sono passati secoli. Sembra, però». Cordova è rimasto a vivere in città. Si sente e si vede ancora con gli ex compagni, Budel e Arcari in primis. E la gente gli fa coraggio. Quella punizione magica al Verona, al minuto numero 91 dell'ultima sfida al «Rigamonti» il 6 aprile scorso, antivigilia di Pasqua, diede a Brescia l'ultima ubriacatura. E lo ha innalzato al rango di immortale nella galleria degli eroi biancazzurri: «Sì, ricordo tutto di quella partita - dice Cordova -. Ricordo bene che un dirigente, Alfredo Caloi, da sempre mio grande e sincero estimatore, prima del riscaldamento mi disse: "Ehi Nicolas, però un gol me lo puoi anche fare". Risposi che se Calori mi avesse messo dentro alla fine, non potevo garantire niente. Ma se avessi giocato almeno mezz'ora, un gol l'avrei fatto. E glielo promisi».

CORDOVA PROMETTE. E mantiene. Al «Rigamonti» ci sono 10 mila persone. Segna Daprelà al 37' di destro, usato solo per scendere dal letto, ed è un segno del destino. Martinez due minuti dopo sbaglia e Berrettoni pareggia. Il secondo tempo è un botta e riposta, poi al 24' della ripresa Calori richiama Salamon, allora fisso a centrocampo, e inserisce Cordova. Mancano 21 minuti alla fine, con i 4 di recupero decretati dall'arbitro Giancola di Vasto diventano 25. Non è mezz'ora, ma quasi. Cordova, reintegrato in ottobre dopo una querelle sulla sua posizione in campo («regista, trequartista: quel che è stato, è stato. Non voglio far polemiche», dice ora), non fa questione di minuti più, minuti meno. E al 91', dopo un fallo di Cangi su El Kaddouri, ecco il momento magico. «C'è una punizione sul vertice destro dell'area, l'ideale per me - ricorda Cordova -. Guardo per un attimo la porta, punto l'incrocio dei pali più lontano. A Firenze, l'anno prima, avevo segnato da quella stessa posizione mirando al palo più vicino. Ma mi sembra una soluzione troppo prevedibile». Il Rigamonti frigge. «Ooooohhhh», si leva dalla Nord. I tifosi del Verona nel settore ospiti non intonano «Io credo, risorgerò», che si canta nei funerali. Adesso sono in silenzio: «Alzo per l'ultima volta la testa - è sempre Cordova a parlare -, ricordo la promessa fatta prima della partita, decido che il pallone deve finire proprio lì». Il cileno prende la rincorsa il suo destro disegna una traiettoria che si alza e cade proprio là dove lui voleva. Gol. E che gol! Brescia2, Verona 1. «In quel momento non ho capito più niente». Cordova corre all'impazzata, «e mi rendo conto che è tutto vero quando arrivo sotto la curva nord e vedo tutti pazzi di gioia. Lo sono anch'io, lo sono tutti». Nel dopopartita i compagni si scatenano su twitter. «Troppo contento per quel gordo di Cordova: con quel fisico fare un gol non è facile», sfotte Arcari. «Grazie, Tardelli cileno», scrive Federico Piovaccari, ricordando la finale Mondiale dell'82 tra Italia e Germania.

SABATO Cordova sarà allo stadio: «Al Brescia ho trascorso momenti bellissimi, in una città splendida in cui mi trovo a meraviglia. Certo che sarò allo stadio, è una partita troppo importante. Sono rimasto affezionato a tutti, ma voglio fare un augurio speciale al presidente Corioni e glielo faccio di cuore: che la salute lo assista». Niente polemiche, nessuna ripicca: «Io a Brescia mi sono preso le mie belle soddisfazioni. Che sensazione, l'anno della promozione in serie A, rientrare dopo mesi proprio nella partita decisiva con il Torino ed essere uno dei migliori. Quella sera è scolpita nella mia mente». E supera i dispiaceri per gli infortuni, le incomprensioni, la retrocessione in B, l'accantonamento, il reintegro a ottobre dell'anno scorso, lo scarso utilizzo di Scienza prima e di Calori poi: «L'anno scorso non è andata come avrei voluto, ma al Brescia auguro di battere il Verona e di arrivare dove merita. Questa è una città da serie A». Parola di Cordova, l'ultimo giustiziere dell'Hellas.

Fonte brescia oggi

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