Brescia, l'ex Bonazzoli: "Non fischiatemi"
Torna a casa Emiliano Bonazzoli. Torna a Mompiano, dove ha gioito e festeggiato la promozione del 2000, ed è stato temuto e fischiato da avversario. Normale per un centravanti che, quando sta bene, fa paura. «Ora non sono al meglio - dice il capitano della Reggina, classe 1979, cresciuto con la V sul petto -. Ma stringerò i denti. Ho subito una lesioncina al medio gluteo calciando: infortunio strano, fastidioso, che mi frena da un paio di settimane. Superabile in breve, spero. Potrei ripartire dalla panchina proprio al Rigamonti». Bonazzoli è l'ariete della Reggina e l'idolo incontrastato della tifoseria amaranto, anche se in questa stagione deve ancora sbloccarsi. In compenso l'anno scorso si era sbizzarrito: «Diciannove gol, un campionato fantastico per me e per la squadra: partiti male, siamo arrivati ai playoff e a un passo dal sogno».
UNA DOPPIETTA nella finale con il Novara, ma niente serie A: rimpianti? «Uno vorrebbe sempre vincere, ma quella Reggina non era stata costruita per salire. Adesso forse ci manca qualcosa, ma abbiamo l'obiettivo di puntare in alto. Invece nello scorso campionato dovevamo pensare a salvarci tranquillamente e tutto il resto sarebbe stato tanto di guadagnato. Un po' come il Brescia quest'anno, un Brescia ha cominciato alla grande, poi è calato: succede, la serie B è lunghissima. La squadra di Scienza può fare come la Reggina l'anno scorso: pensare alla salvezza e magari arrivare nelle zone nobili della classifica». E la Reggina? Tre vittorie consecutive vorranno pur dire qualcosa....«Rispetto a un anno fa sono rientrati alcuni giocatori e sono stati inseriti alcuni giovani. L'affiatamento tra i ragazzi cresciuti insieme nel vivaio è fondamentale, per noi come per il Brescia. Abbiamo 20 punti, c'è qualità e fiducia».
Brescia, Cesena, Parma, Verona, Sampdoria, Fiorentina (con una presenza in nazionale), ma il massimo il centravanti di Fiesse lo ha dato a Reggio: «In Calabria sto benissimo. La mia casa è a Milano, con mia moglie Giorgia e mio figlio Christian, che ha 5 anni. Ma qui ho trovato la mia dimensione. È vero che nel 2003 ho segnato un gol decisivo nello spareggio-salvezza con l'Atalanta e che l'anno scorso ho fatto buone cose, ma qui hanno sempre creduto in me. Nei momenti felici e in quelli infelici». E da Reggio sono passati anche Pirlo, Baronio, Diana...«E hanno lasciato tutti un buon ricordo. Evidentemente al presidente Foti stanno simpatici i bresciani... La verità è che le piazze del sud sono calorose e amano chi si impegna sempre al massimo».
DA QUANDO se ne è andato, invece, Brescia per Bonazzoli è sinonimo di fischi: «E a me dispiace perché per me la maglia biancazzurra porta bei ricordi. Purtroppo, quando sono diventato un avversario, nel rapporto con la tifoseria c'è stato un distacco. Ognuno per la sua strada. Non mi sento odiato come a Bergamo, ma qualcuno mi ha definito un traditore e non è giusto: ho sempre e soltanto fatto il mio lavoro. E non mi sono ceduto da solo al Parma». E quando è tornato, ha fatto gol: «Nel 4-4 - ricorda - strappato dalla Reggina al Brescia di Baggio, in serie A, e una volta con il Parma, in coppa Italia. Non c'è due senza tre? Innanzitutto vorrei essere disponibile e poter giocare. E mi auguro che la Reggina allunghi la serie positiva di risultati». Ma questa non è l'unica speranza di Emiliano: «Mi piacerebbe ricevere un'accoglienza meno ostile. Tanta gente rammenta solo le cose brutte, ma ripeto: per me Brescia è un bel ricordo. Da parte mia non c'è problema. Spero sia così anche per i tifosi».


