Brescia, Juan Antonio: "Possiamo rimanere in alto fino al termine del campionato"
Nella multinazionale-Brescia si parlano molte lingue, anche calcistiche ma, se si intende raccontare la fantasia, si deve imparare lo spagnolo. Lo spagnolo dell'argentino Juan Antonio, che anche a Torino, pur in una partita non facile per gli attaccanti biancazzurri, la sua parte l'ha fatta.
L'anno scorso ignorato e ceduto in prestito. Di chi la colpa?
Di nessuno. Il calcio è come la vita. Capita il momento buono e a volte non capita.
Quest'anno è capitato.
E sono felice perchè la società ha puntato su me e sui giovani. E sono felice per come si è comportato Scienza. Mi ha dato quella fiducia che stavo cercando da tanto tempo.
Completamente felice anche per il nuovo ruolo che le ha cucito addosso?
In passato in una, due partite avevo provato a giocare nella posizione che occupo adesso. Scienza è stato bravo a capire che posso giocare in questo modo ed è stato bravo a trovare a ognuno il suo ruolo specifico, ma io ho ancora molto da imparare. Finora ho fatto qualcosa di buono, ma ancora molto poco. La stagione, poi, è ancora lunga.
Juan Antonio, dica la verità: nostalgia dell'attacco?
«Nessuna. Questo è il ruolo giusto per me. Però, se a Scienza dovesse servire che faccia dell'altro, lo farò senza discutere. Prima di tutto viene il bene della squadra.
Si può finalmente conoscere la storia di un'autorizzazione che non voleva arrivare?
È una storia molto semplice.
La racconti.
Avevo il contratto con il River Plate in scadenza, perciò sono arrivato a Brescia in prova. Dopo un mese ho firmato il contratto. Sono passati due mesi interminabili perchè il River Plate non voleva sentire ragione. Alla fine l'autorizzazione è arrivata.
Un periodo lungo e brutto. Chi le è stato vicino?
Maifredi, sicuramente. Fin dai primo giorni mi ha trattato come se fossi un giocatore del Brescia. Il trasferimento comunque è arrivato e ho giocato a Catania ma, quando sono entrato in campo, il risultato era già compromesso.
Juan Antonio ha un esempio da seguire?
In realtà ne ho tre.
E quali sono?
Mi fa impazzire Messi. È il numero uno al mondo. Mi piace molto anche Pastore, un altro argentino come me, e, quando giocava, ammiravo molto il francese Henry.
In cinque giornate dalle aste all'esame di maturità?
Per noi la prova di Torino era la più importante.
Prova superata?
Certamente e avremmo meritato di vincere. Ma anche un pareggio sul campo di una squadra ttrezzata per la promozione non è affatto da buttare.
Il rigore non concesso per il fallo di Iori su Jonathas significa che il Brescia è considerato una piccola squadra?
Non la penso così. Il fallo su Jonathas era certamente da rigore, ma ci sta che l'arbitro possa sbagliare. Chi lavora, deve mettere in conto l'errore. E comunque non siamo una piccola squadra perchè anche fuori casa giochiamo sempre per vincere. Ha ragione il nostro allenatore Scienza quando dice che l'asticella non va assolutamente alzata, ma a Torino abbiamo capito che, fino alla fine del campionato, possiamo rimanere nelle zone alte della classifica.


