Brescia, Jonathas a ritmo di samba
«Futbol bailado». Calcio a ritmo di samba, gol e allegria. Il sorriso di Jonathas è la fotografia di un Brescia che piace, l'immagine-simbolo di una squadra che prima di vincere si diverte giocando. Un centravanti brasiliano che conquista il pubblico fra prodezze e passi di danza, un po' come l'Aristoteles che al cinema faceva la felicità dell'allenatore nel pallone Oronzo Canà (al secolo Lino Banfi). Ma rispetto a quel personaggio, questo ragazzone dell'89 ha qualcosa in più.
«NEL BRESCIA parliamo un linguaggio universale: quello del calcio, sul campo - dice Jonathas, spiegando come faccia a intendersi a meraviglia con un ungherese, Feczesin, e un argentino, Juan Antonio -. Io parlo portoghese, Antonio mi capisce, Robert parla poco di suo, ma in partita questo non conta: ci capiamo benissimo. E dobbiamo dire grazie al nostro allenatore Scienza, che ci aiuta molto rendendoci chiari ruoli e compiti».
Jonathas sarebbe una prima punta come Feczesin: «Mi devo muovere, svariare, perché Robert deve stare di più in area. Non ci sono problemi, il feeling c'è». Non a caso la coppia ha firmato le vittorie casalinghe contro Vicenza ed Empoli (e in coppa Italia contro L'Aquila). La riprova che il Brescia ha fatto bene a trattenere Jonathas quest'estate: impresa difficilissima, a detta del presidente Corioni. «Eravamo retrocessi dalla serie A, io sono tornato a casa per le vacanze e non mi sono occupato di mercato: ci ha pensato il mio agente, Raiola. Tutto è filato liscio, sono rientrato dal Brasile e adesso sono qui, felice di far parte di questa squadra».
IL BRASILE gli manca: sarebbe impossibile il contrario. «E' vero: mi mancano il mio paese, la mia famiglia, la mia casa. Ma io sono qui, sto lavorando sodo, costruendo il mio futuro. Più facile farlo a Brescia: lavoriamo e ci divertiamo, tutti insieme. Fare calcio è un piacere così. A me piace scherzare con i ragazzi, con tutti. Poi è chiaro, un po' di nostalgia di casa è normale».
Contro la «saudade» cosa c'è di meglio di un po' di samba? «Ballare la samba è il mio hobby preferito - sorride Jonathas -. Avevo un gruppo, in Brasile: ballavamo, cantavamo. Sto cercando di contagiare i miei compagni del Brescia. Porto la musica, vorrei spiegare i passi di danza, chiamo Antonio e gli altri, ma è difficile coinvolgerli. Comunque dopo ogni gol danziamo e ognuno può ballare come gli pare, non c'è problema. Fare gol è più importante che ballare, no? Abbiamo cominciato come si deve, dobbiamo continuare e migliorare ancora».
Ottime potenzialità, buon tocco, discreta visione della porta, Jonathas svela il segreto del sorprendente Brescia di questo avvio di campionato: «In allenamento si suda, ma si può anche scherzare. C'è grande collaborazione, ci aiutiamo, andiamo d'accordo e c'è gioia in quello che facciamo». Gioia che Jonathas si porta anche fuori dal campo: «Mi trovo a mio agio a Brescia, con la mia fidanzata. Quando siamo liberi da impegni visitiamo la città, facciamo un giro al lago di Garda. Ci piace fare le cose che fanno un po' tutti. E qui a Brescia, non ci sono dubbi, c'è tutto per stare bene».


