Brescia, inizia la gara più difficile
La sconfitta di Catania non incide sul bilancio precampionato del Brescia. Certo, in casa biancazzurra c'è rammarico per il modo in cui è maturata l'eliminazione dalla Coppa Italia (al 91' per una prodezza dello sgusciante Gomez, uno dei tanti argentini scovati da Pietro Lo Monaco) e anche un pizzico di rabbia per qualche imprecisione di troppo soprattutto nella fase finale della sfida del «Massimino».
IL BILANCIO della squadra è positivo. Scienza è andato al di là di ogni più rosea aspettativa. Il Brescia ha una sua identità, una sua fisionomia definita. Ha personalità. Ma a 4 giorni dal debutto in campionato la partita con il Vicenza al «Rigamonti» non è l'unica priorità. C'è un mercato da completare (iniziare): cedere gli ultimi big per monetizzare per poi assicurarsi qualche rinforzo a buon prezzo.
La situazione del Brescia è nota, ma nella settimana che porta all'inizio della stagione è bene essere chiari, soprattutto con chi si illude ancora che, magari in extremis, Gino Corioni possa mettere mano al portafoglio per un colpo di coda che assicuri a Scienza un bel nome. No, non è più il tempo. E lo dimostra il monteingaggi: nello scorso campionato era superiore ai 20 milioni di euro, adesso è sceso sotto i 10 milioni nonostante sui bilanci della società di via Bazoli gravi ancora lo stipendio di Caracciolo (800 mila netti). Nella rosa c'è ancora Cristiano Zanetti, ma la rescissione è solo questione di giorni.
Si diceva: bisogna essere chiari sulla situazione del Brescia. La politica adottata dalla società dopo la retrocessione, largo ai giovani e monte stipendi più che dimezzato, non è solo obbligatoria. È vitale per un club, soprattutto per il un presidente, come Gino Corioni, che adesso non può più permettersi certi esborsi come nel recente passato.
L'ALTERNATIVA a questa politica è la scomparsa del calcio a Brescia. E scomparsa significherebbe: fallimento della società, con tutto quel che comporta sul piano personale per il presidente. Il resto è una conseguenza: club che riparte dai dilettanti, qualche imprenditore che subentra a costo zero e ricostruisce. La storia recente del calcio è piena di questi esempi, anche in piazze con maggiore tradizione calcistica: Palermo, Perugia, Pescara.
È noto che in città non pochi tifosi, gli anti corioniani per eccellenza, auspicano questa soluzione. Non c'è da scherzare. Fallito ogni tentativo di trovare soci e/o acquirenti, meglio una bella cura dimagrante, come quella cui è costretto il Brescia. Non sarà più possibile fare come nei 5 anni tra il 2005 e il 2010, in serie B, con Corioni che compra campioni affermati e giocatori dagli ingaggi pesanti, pur di riconquistare la serie A persa nel campionato di Calciopoli, del quale i giudici hanno riscritto la lotta per lo scudetto (gli scudetti della Juventus cancellati) ma non, chissà perchè, quello in coda, con il Bologna e lo stesso Brescia danneggiati.
Questo non va dimenticato, come il fatto che Corioni si è sempre disfatto per trovare i fondi necessari per pagare con puntualità gli stipendi ed evitare la penalizzazione in classifica. Lo ha fatto a maggio, a retrocessione calda, lo ha ripetuto a Ferragosto. Orgoglio, ma anche dignità. Il presente dice che, per sopravvivere (e con una politica intelligente si può), Gino Corioni deve imboccare una nuova strada. È quanto sta accadendo.
Bisogna far giocare i Leali, i Paghera, gli El Kaddouri, più in là anche i Tassi facendoli crescere e mettendo in conto qualche incertezza. Cercando magari di tenerseli per un paio d'anni e non svenderli.
ANDREA IACONI, il nuovo direttore sportivo, si muove in una situazione di oggettiva difficoltà. Soldi non ce sono, non solo a Brescia. L'Inter campione del mondo in carica di Moratti cede Eto'o per il fair play finanziario e il Milan di Berlusconi aspetta i saldi di fine mercato per comprare mister X. A maggior ragione una piccola società come il Brescia paga, oltre ai risultati non proporzionali ai quattrini spesi da Corioni negli ultimi anni, anche una congiuntura sfavorevole. Chi deve vendere ha l'acqua alla gola e chi compra si fa forte della debolezza della controparte per tirare sul prezzo. Per questo il frequente piangere miseria di Corioni non aiuta il Brescia nel perseguire il suo obiettivo: vendere per realizzare, acquistare qualche rinforzo in saldo. soprattutto non far scomparire il calcio a Brescia. Questa, la sopravvivenza della società, è la vera partita che il presidente sta giocando con mezzi sempre più esigui per vincerla.


