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Brescia, Filippini: " Nessuno mi ha chiamato"

Brescia, Filippini: " Nessuno mi ha chiamato" TuttoB.com
© foto di Federico De Luca
autore
Federico Errante
giovedì 7 luglio 2011, 21:52Brescia

Antonio Filippini: domenica scorsa ha compiuto 38 anniAntonio Filippini è al mare, a Cervia. Poi si trasferirà sul Tirreno. Tiene il telefonino sempre acceso, in attesa di una chiamata. Domenica ha compiuto i 38, e festeggiato il traguardo in maniera sobria: «Mi sento ancora in grado di giocare ad alto livello: non importa se in serie A o in B - garantisce con un pizzico di gioiosa spavalderia-. È chiaro che per il Brescia sarei disposto a firmare al minimo di stipendio. Finora nessuno si è fatto vivo, ma io non dispero. L'anno scorso ha raggiunto l'accordo a settembre». Ma Antonio si rende conto che stavolta gli spazi per una riconferma sono piuttosto stretti. «Il Brescia dispone di una rosa molto ampia –rammenta-. È chiaro che Corioni deve cercare di vendere. Io, comunque, aspetto. Non si sa mai». Certo che un centrocampista esperto, in mezzo a tanti giovani, non guasterebbe. «Sarebbe bello, tornerei ragazzino anch'io. In ogni caso una società è libera di fare le proprie scelte». Sui rapporti col presidente: «Mai avuto problemi!». E sulle sue condizioni fisiche: «Nel periodo in cui c'era Mario Beretta ho rimediato uno stiramentino. Ora corro veloce, e senza problemi». Sembrava che per lei si aprissero le porte degli Emirati Arabi. «È vero, sono stato contattato da alcuni intermediari per andare da quelle parti. Mi hanno chiesto la disponibilità a provare una nuova avventura. Per ora non è maturato nulla».

INTANTO FILIPPINI ha conseguito il patentino di allenatore di terza categoria, che consente di dirigere una squadra fino alla Serie D. «Oltre alla parte pratica, dove me la sono cavata bene, bisognava prepararsi sulla teoria. Così ho dovuto riprendere in mano i libri. Che faticaccia! Un'autentica impresa, per uno come me che si è fermato al diploma di terza media. È proprio il caso di dire che gli esami non finiscono mai. Ho frequentato il corso a Verdello, nella Bergamasca: tutti i giorni, per cinque settimane consecutive. C'erano Tacchinardi, Del Vecchio, Bernardini, Raimondi, Lorenzi. E anche una decina di bresciani». Suo gemello Emanuele ha già una panchina. «Ha allenato gli Allievi regionali del Brescia, comportandosi bene. Anche a me piacerebbe seguirlo. Il più tardi possibile, naturalmente». Antonio ripensa spesso alla brutta conclusione di campionato. «Abbiamo disputato tante buone partite, senza ottenere punti –afferma-. E in A, quando sciupi troppe occasioni, vieni punito. Per non retrocedere occorre un po' più di programmazione, e un pizzico maggiore di fortuna». Si tiene informato su quanto accade. «Ho saputo di Davide Possanzini, che è andato al Lugano. Mi fa piacere per lui, anche se è sempre brutto lasciarsi così male». E affida a Marco Zambelli la fascia di capitano. «Può diventare un leader per il suo buonismo. E' un ragazzo educato e gentile, che partecipa a tutte le iniziative di solidarietà. Anche se deve diventare più cattivo e malizioso, è lui il capitano ideale», assicura Antonio.

Fonte Brescia Oggi

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