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Brescia, Federico Gozio storico dirgente: " Ho Novara nel cuore ma..."

Brescia, Federico Gozio storico dirgente: " Ho Novara nel cuore ma..." TuttoB.com
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
autore
Cristiana Serangeli
giovedì 11 ottobre 2012, 11:31Brescia

Federico Gozio è uno dei dirigenti storici del calcio bresciano: prima artefice del miracolo Ospitaletto insieme a Gino Corioni e a un gruppo unico (Buffoli, Conti, Crescenti, Franchi, Serioli e altri), poi dirigente e presidente del Novara che portò in C1 nel '95-96, dopo 13 anni di scalate fallite. Chi meglio di Gozio per Novara-Brescia, la sfida tra una piazza che non lo ha mai dimenticato («Mi chiamano ancora in tanti») e la squadra dell'amico storico, con cui ha condiviso «anni belli, intensi, soprattutto indimenticabili»? Presidente Gozio, bel dilemma per lei la sfida di sabato sera. Dilemma non direi. Non ho dubbi su chi fare il tifo. Novara o Brescia? Entrambe o nessuna? Sono bresciano e tiferò per il Brescia. Quando non c'è la contemporaneità, in televisione guardo per intero anche il Novara. Chiaro che mi è rimasto nel cuore. Ma il Brescia è il Brescia, Corioni è Corioni. Come vi siete conosciuti? Siamo coetanei, classe di ferro 1937, e dello stesso paese. Era giusto che, come imprenditore, facessi qualcosa per Ospitaletto. E l'Ospitaletto per me era un dovere morale. Mio padre Mattia, che faceva il macellaio, fu tra i fondatori della società nel 1923. Io ci entrai nel '67, insieme a Paolo Crescenti, Buffoli, Serioli, Franchi. E Bertini, Buizza, Vitali. Eravamo un bel gruppo. Corioni era più appassionato di ciclismo che di calcio. Ma già allora aveva una marcia in più. In che senso? Il calcio lo capiva al volo, intuiva immediatamente se un giocatore era bravo o no. Posso dire una cosa che non piacerà a tanti? Ne ha facoltà. In serie A e in serie B non c'è un presidente bravo come Corioni. Lo penso davvero e non mi fanno velo la lunga conoscenza, il rapporto di vecchia data. È facile avere i soldi di Berlusconi e Moratti, o di Zamparini. I tifosi del Brescia da anni contestato Corioni e la sua famiglia. Ma in questi anni non mi pare che qualcuno si sia fatto avanti. E in un momento simile di difficoltà economica, Corioni va solo ammirato per come porta avanti la società. Ci vorrebbe più rispetto. Con i suoi mezzi ha sempre fatto fior di campionati e portato a Brescia campioni che mai nessuno avrebbe pensato: penso ad Hagi, Baggio e Guardiola. E penso al settore giovanile: Pirlo, i Filippini. I Filippini li ha avuti anche lei nell'Ospitaletto, il suo ultimo Ospitaletto, promosso in C1 nel '93-94. Si vedeva già allora che erano una forza della natura. E la promozione conquistata a Tempio Pausania? Indimenticabile. Certo, lasciare la mia creatura fu dura dopo aver costruito una società modello, con un settore giovanile che sfornò fior di professionisti. Già, Strada e Baronchelli in serie A. E poi Preti, Omar Danesi, Martinelli, Tolotti, Pelati, Luca Raineri, che si sono fatti onore nella serie C di allora, che era bella tosta. Ma fu una gioia di breve durata. Io andai a Novara e lasciai l'Ospitaletto in serie C1. Mi subentrò Piero Pellizzari, che lo lasciò in C2 a Torchio.

Quattro anni dopo era tra i dilettanti: bruttissimo vedere distrutto in così poco tempo ciò che si era costruito con passione e fatica grazie a noi dirigenti e a una persona senza la quale il miracolo Ospitaletto non sarebbe stato possibile. E non vi dico adesso che annaspa in Seconda categoria che effetto mi fa. E chi sarebbe questa persona? Alfredo Mosconi, un vero e proprio uomo di calcio. Era ascoltato da tutti. Anche da Corioni? È stato uno dei suoi meriti più grandi essersi affidato a uno dell'abilità di Mosconi. Perchè lasciò l'Ospitaletto? Non fu certo per colpa di Gino Corioni, ma preferisco non parlarne. So solo che nell'Ospitaletto ci ho messo passione, tempo e quattrini. Tanti, ma sono contento, soprattutto nel settore giovanile. Noi dirigenti avevamo anche una funzione sociale: permettere a tanti ragazzi, campioni e meno campioni, di praticare sport. Perchè Novara? Perchè da anni avevo interessi lavorativi in quella città. Conobbi i dirigenti, ci si affrontava sul campo. Quando lessero che stavo per lasciare l'Ospitaletto, non esitarono a contattarmi. C'era il petroliere Armani, che arrivava alle partite con il suo elicottero. L'ultima promozione del suo Ospitaletto arrivò proprio ai danni del Novara. A quattro giornate dalla fine c'era Novara-Ospitaletto. Era l'ultimo anno della serie C senza i play-off: salivano dirette le prime due. Perdiamo 1-0, sarebbe il sorpasso in classifica e, molto probabilmente, l'addio alla C1. Ma al 90' Onorini dalla linea laterale vede il portiere del Novara fuori dai pali e calcia una punizione direttamente in porta. È gol, è l'1-1, restiamo secondi. Ma scoppia il finimondo, quelli del Novara erano convinti che fosse una punizione di seconda. Sugli spalti scoppiò il finimondo. I giornalisti bresciani furono costretti a rifugiarsi sotto i banchi della tribuna stampa. E gli spogliatoi assediati dai tifosi. Presi in parte i dirigenti del Novara, avevo già deciso che l'anno dopo sarei stato dei loro. O torna subito la calma, dissi loro, o l'anno prossimo mi vedete con il binocolo. In estate l'approdo in Piemonte. Mi fu chiesto di portare il modello-Ospitaletto. Il Novara era in C2 da 13 anni, ogni estate spendeva un sacco di soldi. Inutilmente. Costruimmo una squadra con giocatori che servivano, di categoria, spendendo la metà. Il primo anno c'era Colomba allenatore ma fallimmo ancora. Allora portai Ferrario, il tecnico della promozione dell'Ospitaletto, e due giocatori di quella squadra: i difensori Turato e Granzotto. Cosa accadde? A metà stagione mi ammalai e Ferrario, senza di me, perse la bussola. Fu esonerato e arrivò Frosio, con cui il Novara vinse il campionato, rimontando nel ritorno 8 punti al Lumezzane. Poi? I problemi di salute, il calcio che stava cambiando. Quello di oggi non è più il mio calcio, che è bello solo se è onesto. In conclusione: sabato sera chi vince tra Novara a Brescia? Ho Novara nel cuore ma tiferò per Corioni e per il Brescia.

Fonte Bresciaoggi

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