Brescia, ecco il brasiliano che ha spiazzato le rondinelle
La magnetica bellezza del Brasile sta proprio lì, nella sua anima doppia, dove una parte è in contrasto netto ed eterno con l’altra: musica e preghiera, anarchia e conservatorismo, opulenza e miseria (c’è un romanzo di Jorge Amado, se v’interessa, che spiega splendidamente questo aspetto del Brasile: s’intitola «Dona Flor e i suoi due mariti», Garzanti). Il calcio segue la regola generale: il garbo ginnasiale di Kakà e l’irruenza plebea di Adriano, la democrazia corinthiana cerebrale e assoluta del povero Socrates e l’ingenuità fanciullesca di Garrincha detto «Alegria do Povo», gioia del popolo.
Emisferi contrapposti dalla cui unione nasce — e ciclicamente rinasce — il miracolo brasileiro. Anche Brescia, ora, ha davanti a sé la sua sfera completa: l’anno scorso c’era Jonathas, tutto samba e allegria triste, adesso i tifosi hanno dato il benvenuto al suo contrario, Vitor Saba, 22 anni, trequartista figlio della buona borghesia di Rio, ex Flamengo. Nei venti minuti che Calori gli ha concesso sabato contro il Lanciano è riuscito a guadagnarsi elogi per certi versi anche eccessivi, ma comunque fondati: il ragazzo ha numeri non da serie B, un piede setato, si muove a testa alta, ma soprattutto ha la qualità più importante per un trequartista e cioè sa vedere gli spazi dove gli spazi non ci sono. Due assist a Caracciolo, in maniera particolare il primo, ne sono la prova autentica. Ora c’è da vedere quanto riuscirà a evolvere come mentalità, se cioè arriverà a metabolizzare il calcio europeo.
Non è scontato, ma chi lo conosce parla di lui come di un giovanotto sveglio, non refrattario all’apprendimento: doti che lasciano ben sperare. «Contro il Lanciano ha dimostrato il suo valore — conviene Calori, che saggiamente non lo considera punta ma trequartista — Se migliorerà in fase difensiva e di non possesso ci darà una grossa mano». La chiave è lì, deve imparare a gestire i tempi, le fasi, a evitare di spezzare la squadra in due e sotto questo aspetto farebbe bene a imparare dal suo predecessore El Kaddouri. «Io ci provo» sorrideva garbato lui in un discreto italiano a fine partita, dopo aver dichiarato di ammirare Zidane e di essere devoto a dio («ma non sono un atleta di Cristo» ha tenuto a precisare). Intanto, volente o nolente, ha rifilato al suo allenatore una bella gatta da pelare. Con un Corvia ancora fiacco e bisognoso di una pausa, perché non valutare per sabato a Novara un 3-5-1-1 con Saba dietro a Caracciolo, con l’ex leccese pronto a subentrare alla bisogna? Sul 3-4-1-2, almeno per ora, meglio andare cauti: vista la penuria di mediani, sarebbe un azzardo.


