Brescia, "Così si può diventare portieri da Serie A"
La prova vivente del suo tocco magico gli sta sempre accanto. Una delle poche volte insieme da seduti, in abiti civili, senza guantoni alle mani e senza quell'odore di erba bagnata che per chi ama lo sport è come una droga. Giacomo Violini si presta volentieri ai flash dei fotografi con Michele Arcari, il numero uno del Brescia. L'allievo di una vita. Il miglior spot della scuola di formazione dei portieri che il maestro ha aperto a Borgosatollo, il mese scorso, e presentato ieri nell'ufficio dell'assessorato allo Sport della Provincia, sponsor dell'iniziativa.
«Quando Giacomo me ne ha parlato, in ritiro a Temù, ho impiegato un attimo a dire sì – sorride l'assessore Mandelli -. Nasce una realtà, legata al nostro territorio, eccezionale per l'Italia. Violini è una garanzia di serietà e noi siamo contenti di poter dare una mano». L'accordo di sponsorizzazione copre i prossimi 3 anni di attività. «Ringrazio l'assessore e tutti quelli che mi stanno aiutando - dice il fondatore della scuola -. Pierangelo Pluda, il responsabile del centro di Borgosatollo che mi ha messo a disposizione un campo sintetico con l'illuminazione, e il mio staff: Paolo Dizioli, che si occupa dei portieri della Cremonese, Enrico Ranghetti, laureato in scienze motorie, e mio figlio Alessandro, che ha collaborato con il Bologna. Inoltre ci sarà Alessio Squassoni, già preparatore atletico con me al Brescia. L'idea nasce dal piacere di vedere un bambino tuffarsi con entusiasmo e coraggio. Purtroppo – si rammarica Violini – le squadre della provincia ci snobbano, forse temendo che portiamo via i talenti migliori. Ma noi non siamo una società sportiva: siamo un'associazione che vuole addestrare portieri dai 9 anni in su. I riscontri sono stati immediati. Abbiamo selezionato 16 ragazzi di città e dintorni, ma intendiamo allargarci fino a comprendere la Bassa».
La riprova della bontà del trattamento-Violini si chiama Arcari: «Il portiere moderno ideale – sostiene il maestro -. Era piccolo di statura, ma aveva una gran tecnica. E' cresciuto, in tutti i sensi, e adesso ha una straordinaria capacità di gestire l'area». «Se sono un portiere, lo devo a Giacomo – ribadisce l'allievo cremonese di Annicco -. Mi ha preso in consegna quando avevo 12 anni, mi ha voluto quando mi sembrava già tanto giocare in C. Ricordo che da bimbo, al mio paese, mi allenava un signore sessantenne per passione. Fu lui a dirmi di seguire Violini, che mi avrebbe fatto migliorare. Ed è Giusto promuovere iniziative che giovano davvero ai vivai».


