Brescia, Corioni " Voglio vedere la squadra giocare sempre per vincere"
Su Gino Corioni, sul suo stato d'animo, sul suo umore nei confronti del calcio, che è la sua vita, se ne sentono di tutti i colori. C'è chi assicura che ormai se ne frega del Brescia, preso com'è da altri pensieri. E sarebbero, sono pensieri tutt'altro che leggeri. Il presidente ha trascorso il pomeriggio di ieri al centro «San Filippo». Ha presentato i nuovi acquisti Stovini e Corvia, ha parlato a lungo con Calori prima dell'allenamento, seguito a fianco del consulente Maifredi e del team manager Piovani. LA CAMMINATA è lenta, lo spirito indomito. E a fortificarlo ha contribuito senza dubbio la conferma di una cosa risaputa, ma che a sentirla dal diretto interessato fa effetto: «Voglio sottolinearlo: per l'acquisto di Corvia è stato decisivo l'intervento di Luca Saleri - le sue parole -. Senza il suo aiuto, questa operazione non sarebbe stata possibile». Saleri da tre anni è vice presidente del Brescia. È l'unico imprenditore della provincia che, finora, ha tangibilmente aiutato Corioni. E per l'operazione-Corvia lo ha fatto pagando l'ingaggio al giocatore (circa 250 mila euro), accollandosi l'eventuale riscatto, fissato a quota 180 mila. Nelle scorse settimane Corioni aveva già chiesto l'aiuto del suo vice. Lo aveva tirato per la giacca per arrivare a Mirko Antenucci, l'attaccante che domenica il Brescia si è ritrovato da avversario con lo Spezia. Il Catania però chiedeva 1 milione e 200 euro. Troppo per uno come Saleri, che ha sempre sottolineato la necessità «di non spendere 25 se si incassa 20, come accaduto in passato». Ed è chiaro il riferimento all'ultimo anno di serie A, a contratti biennali a giocatori come Cristiano Zanetti, spesso infortunati, nonostante le raccomandazioni dell'allora allenatore Beppe Iachini, che si era informato a Firenze e aveva sconsigliato caldamente la società. Saleri, in pratica, ha vincolato il suo intervento a una spesa ragionevole. Contribuendo «in modo determinante» (Corioni dixit) all'ingaggio di Corvia, ha dato un motivo di speranza in più ai tifosi, ha (si spera) riacceso la luce in Calori e soprattutto fatto intravedere al presidente qualcosa in fondo al tunnel, e in quel qualcosa il presidente sotto sotto ci crede: «Il calcio è bello se si gioca per vincere e le partite bisogna sempre giocarle per vincere», ha detto il numero uno di via Bazoli ed è parso di vedere, nello suo sguardo, un guizzo, un lampo dei giorni belli.
Certo, a volte capire Corioni è difficile se non impossibile; «Non prenderò tanto per prendere, andiamo bene così», disse il 31 agosto, alla chiusura del mercato. Poi si è lasciato convincere ai tempi supplementari... «Ma no - ribatte -. Sapevo anch'io che mancava qualcosa. Avevo detto, se ricordate bene, che se si fosse presentata l'occasione, avremmo cercato di coglierla». SE STOVINI E CORVIA siano buone occasioni, sarà il campo a dirlo. Certo, il Corioni passato era capace di azzardi persino poetici. Il Bologna made in Ospitaletto nacque dopo un'amichevole di metà settimana, con i ragazzi terribili di Maifredi che, a Casteldebole, non fecero vedere la palla al Bologna di G.B. Fabbri, che stava in serie B. I tifosi rossoblù, allora, contestarono e Corioni decise in un istante: Maifredi e buona parte di quella banda che dominava la C2 e incantava l'Italia sotto le Due Torri. E le ironie agre dei bolognesi in poche settimane divennero osanna. A Stovini e Corvia, Corioni lascia una raccomandazione: «Ci avete dato tanti dispiaceri da avversari, adesso dovete ripagarci. È il vostro dovere. E portate in questo gruppo la voglia di vincere, quantomeno di provarci sempre». Una carezza a Calori («È un buon allenatore») e poi via al campo, in mezzo alla sua squadra, ai suoi ragazzi. Che è un modo per restare attaccato alla vita di sempre. La sua vita. Con quel traguardo in fondo all'interminabile tunnel della serie B cui Corioni fa solo finta di non credere.


