Brescia, Calori: "C'è una cosa più importante dei record. Padova? Non vivo di vendette"
Vero che, finita una partita, bisogna da subito pensare alla successiva. E’ un dogma di tutti gli allenatori. Certo, è d’obbligo la giusta e ponderata analisi dell’ultimo match, soprattutto degli errori commessi per correggerli al più presto, ma poi via, testa e gambe rivolte al prossimo impegno. E mai come stavolta la chiacchierata d’inizio settimana (di mercoledì, visto il posticipo) con Alessandro Calori verte sul prossimo avversario. Perché Brescia-Padova, inconsciamente o meno, non può essere per il mister delle rondinelle (esonerato a marzo dai patavini) una partita qualsiasi: “E invece no – sposta il tiro il tecnico – Per me è come tutte le altre: solo un’altra tappa importante del nostro cammino. Sappiamo che Il Padova è stato costruito per vincere e ha dimostrato d’essere squadra forte. Per cui, dovremo prepararla bene…”
Vendetta. “Se una persona vive di vendetta, perde di lucidità. E io non voglio essere poco lucido, per cui queste sono cose che non mi interessano. Sono il passato”.
Esonero. “Beh, certo che non mi ha fatto piacere, credo che nessun esonero lo faccia. Poi le cose passano, le analizzi, le valuti. A volte sono cose che ti servono, a volte no. Se è servito a me? Come tutte le cose se prese nel modo giusto. A Padova c’era un buon programma: fare un bel campionato lanciando qualche giovane importante come El Shaarawy. Poi, è stato quel che è stato. Ed è comunque passato, non mi interessa più”.
Dal Canto. “No, non l’ho mai sentito, ma non avevamo un rapporto particolare. Lui allenava la Primavera. Alla fine, sono riuscito a lanciare anche un allenatore giovane… Poteva riconoscermi almeno il lavoro fin lì fatto? In questo ambiente c’è molta retorica, molto egoismo. E ognuno ha il proprio carattere. E poi, in fondo, che colpe ha Dal Canto?”.
Corsa. “Col Padova è la prima vera sfida play off? Beh, c’è già stato il Toro, anche se lì effettivamente c’erano molti punti di distacco. E comunque, la corsa la dobbiamo fare su noi stessi, non guardare chi c’è davanti. Raggiunti i 50 punti (Daprelà dice 52? E’ svizzero, forse non ha capito bene…) ai ragazzi chiederò il massimo possibile. Perché voglioche questa squadra cresca ancora. Ad oggi, vedo uno spirito bello, un coinvolgimento che mi piace. E che fa la differenza”.
Mandorlini. “Oggi stava un po’ meglio, speriamo sia meno di quanto sembrava. Matteo ha avuto un ruolo importante in questa rincorsa: silenzioso, di sostanza ma anche di qualità. Spero di non perderlo per un po’ come è successo con Budel”.
Arbitri. “Dite che a Gubbio siamo stati poco considerati? Effettivamente, stavo riguardando la partita prima di venire qui e mi sono accorto che ha fischiato solo 2 falli a nostro favore nel primo tempo… Però, dobbiamo essere più forti di tutto, soprattutto di queste cose. E la considerazione dobbiamo crearcela da soli”.
Lamentele. “Ho sentito di lamentele del Padova ieri a Modena, ma sono situazioni che non commento perché non conosco bene. L’importante è che l’arbitro sia sereno. E poi, le uniche cose che contano sono le giocate sul campo: sono quelle che determinano le partite”.
Soddisfazione. “Mi sentirò davvero soddisfatto se arrivassimo all’ultima giornata avendo fatto cose straordinarie, giocandoci un sogno. Le tappe le prendo come un miglioramento, guardo la tappa finale. Ho buone sensazioni, questo sì, ma se più in là riuscissi, e sottolineo ‘se’, a sentire dentro salire forte queste sensazioni, allora mi piacerebbe giocarmi una cosa più grossa dei vari record raggiunti… “.


