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Brescia, c'è la muraglia Caldirola

Brescia, c'è la muraglia Caldirola TuttoB.com
© foto di Alberto Fornasari
autore
Federico Errante
venerdì 2 marzo 2012, 14:20Brescia

Se ne parla poco, ma non se ne può fare a meno. È arrivato in punta di piedi, ha parlato poco, ma non si è dimenticato di fare la cosa più importante: chiudere la porta.  Luca Caldirola è il recordman-ombra del Brescia. Se i riflettori sono (giustamente) per Michele Arcari, che da 810 minuti non subisce gol, sulle copertine non è ancora finito un ragazzo con un primato invidiabile: è l'unico titolare del campionato di B ad aver collezionato una serie consistente di gare senza incassare reti.

DA QUANDO C'È CALDIROLA, e ormai sono 8 gare in fila, nemmeno un pallone è finito nel sacco. Prima che iniziasse l'imbattibilità, Caldirola non c'era. Per lui l'imbattibilità è assoluta. Un curriculum immacolato che è privilegio eccezionale. La prova di una costanza mostruosa che stupisce, se si guarda la carta d'identità: 21 anni compiuti da un mese. «Sono felice per quello che stiamo facendo - ha detto Caldirola dopo il successo ottenuto contro il Torino -. Per me, per il reparto difensivo, per il nostro portiere Arcari che si merita tutti gli applausi per il suo record. La dimostrazione che siamo sulla strada giusta. Io sto solo cercando di dare il mio contributo. Finora è andato tutto per il meglio».  Come in nazionale Under 21. Protagonista da tempo in azzurro, Caldirola può sognare la serie A con il Brescia. Anche se non ci pensa nemmeno a staccarsi da terra: «Dobbiamo mantenere l'umiltà che ci ha fatto arrivare fino a questo punto. Abbiamo battuto il Toro, dunque possiamo giocarcela con ogni avversario, ma il solo pensiero è raggiungere in fretta i 50 punti. Al resto penseremo dopo, eventualmente».  Caldirola non è tipo da farsi espellere (come Gilberto Martinez), non ha la chiacchiera rumorosa (come Sebastian De Maio), non ostenta tatuaggi e si propone con un look normale. Basso profilo anche nelle dichiarazioni. Ma ciò che conta è quello che combina nel suo ruolo. Difende con attenzione, manovra a testa alta, gioca d'anticipo, preferisce il passaggio logico al dribbling rischioso. Come il miglior arbitro, che meno si nota e meglio è, punta innanzitutto a non fare danni. Dare spettacolo, fare gol e assist non è il suo mestiere. In questo senso il calcio può essere semplice: se dietro non sbagli, davanti prima o poi segni. Un po' come negli scacchi, che si basano su una prima elementare filosofia: non commettere errori; provoca quelli altrui e sfruttali. 

IL PARTITO di quelli che non si stupiscono vede in testa Andrea Iaconi e Alessandro Calori. Il direttore sportivo non ha avuto dubbi e durante la sessione invernale di mercato ha chiesto con decisione un difensore che l'Inter stima, ma non stava minimamente utilizzando (doopo una fugace apparizione in Champions). L'allenatore, che sa com'è fatto un difensore di serie A (essendolo stato), ha scartato il regalo senza perdere tempo: «Quando uno è bravo e pronto, lo faccio giocare subito. L'ho fatto un anno fa a Padova con El Shaarawy, un '92 che ora gioca e segna nel Milan. L'ho rifatto con Caldirola: aveva solo l'esperienza in Olanda con il Vitesse, si è calato subito nella nuova realtà. Un freddo che si comporta come un veterano». Dote innata, che consente al ragazzo di ispirarsi a miti di oggi (Nesta) e di ieri (Scirea): «Studio i grandi campioni, ma so di avere tutto da imparare», ha detto Caldirola. Uno che non fa e non dice niente di clamoroso, ma di clamoroso offre il rendimento. La cosa più importante.

Fonte bresciaoggi

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