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Brescia, Arcari: quando errare è umano

Brescia, Arcari: quando errare è umano TuttoB.com
© foto di Federico De Luca
autore
Federico Errante
domenica 25 novembre 2012, 16:53Brescia

Se fosse successo a Brescia, non è un paradosso pensarlo, forse il Rigamonti si sarebbe alzato in piedi e l’avrebbe applaudito. Come fece San Siro con Nils Liedholm quando, giocatore rossonero, sbagliò il primo passaggio della sua vita durante una partita in casa. Vedere Michele Arcari scivolare su una buccia di banana è raro, quasi come la neve a primavera.

Il portierone del Brescia concede agli avversari un errore a stagione. L’anno scorso, poco dopo aver battuto il record d’imbattibilità nella storia delle rondinelle (909 minuti), capitò a Reggio Calabria. Uscita al vento, vittoria svanita e due punti perse. Quisquiglie, per dirla alla Totò, di fronte alla dozzina di punti messi in saccoccia grazie alle sue parate. Nel 2012/13, il primo errore – nemmeno clamoroso – dell’annata del ragazzo cremonese è capitato allo ‘Zecchini’ di Grosseto. Conservate i giornali di domenica 25 novembre. Troverete probabilmente un’insufficienza vicino al suo nome. Un evento. Arcari ha delle colpe su entrambe le segnature dei toscani. Da condividere, tuttavia, con un reparto arretrato macchiatosi al suo pari di una certa leggerezza sia dopo l’1-0 sia in seguito al 2-1. Il colpo di testa del primo pareggio di Sforzini è splendido. Un’incornata da ariete anni Ottanta, alla Hateley o alla Virdis. Per rimanere dalle nostre parti, alla Spillo Altobelli. Arcari però parte in colpevole ritardo, sembra calcolare male le distanze. In gergo, si dice, “l’ha fatta fuori”.

Non c’entrano vasi a vasini, si parla di errori di valutazione. Normali per qualsiasi portiere in ogni categoria. Il 2-2 è un gentile cadeau offerto dall’intera difesa biancoblù. Ma, anche in questa circostanza, il miglior Arcari avrebbe scelto di uscire nell’area piccola e sventare il pericolo prima che Olivi fulminasse sul tempo Zambelli e soci. Se il Brescia non ha vinto a Grosseto, sia chiaro, non è colpa di Michele. E’ la straordinarietà dell’evento, la sua doppia incertezza, a rappresentare una notizia. Del resto, come diceva il saggio Boskov, «portiere fa suo lavoro se para». Un brutto mestiere, però qualcuno lo deve pur fare. Dalle nostre parti, ci pensa lui. Calori, a differenza di Renato Pozzetto in un suo celebre film, non accetterebbe mai il “due fustini al posto di uno”. Perché il suo portiere è unico. Una bella fortuna

Fonte Luca Bertelli - Corriere della Sera

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