Brescia, Arcari: "Lotterò per il posto"
Si fosse in tempi normali non avrebbe senso parlare di un duello Arcari-Leali. Arcari titolare dopo un buon campionato da protagonista in serie A e Leali il giovane che impara l'arte in panchina.
Ma il Brescia non vive tempi normali. Vendere non è un desiderio ma un imperativo categorico. Vendere i big, ma anche chi, vedi Leali, dà segnali di poter diventare un big e le società, quelle estere in particolare, sono disposte ad allargare i cordoni della borsa per un diciottenne che promette di diventare famoso. Se vista in quest'ottica la sentenza di Corioni emessa durante il triangolare di Salò, «Giocherà sempre Leali», sarà magari un po' brutale, ma è figlia legittima della necessità di mercato.
Va da sè che la sentenza del presidente nella serata sul lago di garda ha prodotto su Arcari l'effetto del sale nel caffè.
Arcari, il paragone regge?
Ma allora è vero che il presidente fa la formazione! Se è così, ormai non mi resta che stare in panchina. Naturalmente è una battuta. Però una cosa è certa: Leali è il futuro, io sono il passato.
E il suo presente?
Il mio presente è combattere per il posto. Forse la competizione aiuta o forse no. Comunque è quello che sto facendo dal primo anno della mia carriera. L'anno scorso ho giocato metà campionato da titolare. Mi hanno fatto assaporare il gusto di stare in campo. Un gusto che ti fa rimanere più tranquillo. Invece, quando sto fuori, sto male. Credo di essermi meritato qualcosina ma adesso non dite che Arcari è arrabbiato. Parlo in questo modo per il bene del Brescia. In questi anni ho provato gusto a scalare una posizione dopo l'altra. E non è stata semplice. Ho cominciato a 13 anni quando dicevano che ero troppo piccolo. Anno dopo anno sono riuscito ad abbattere i pregiudizi. Comunque toccherà all'allenatore di scegliere.
Il presidente vede Scienza in versione Guardiola, ma il Brescia non è il Barcellona?
È un'opinione del presidente. Io ho la mia. Veniamo da un ritiro svolto in modo impensabile per com'erano le premesse. Sono arrivato a Temù con il morale sotto i tacchi non perchè fossi rimasto a Brescia ma per la retrocessione. Si è creato il gruppo e si è ritrovata la serenità. Sarebbe giusto ripartire da questo, ma le opinioni sono, appunto, opinioni.
Eppure nella squadra si respira un'aria nuova...
Da quando faccio i ritiri, questo è stato il migliore: per quanto riguarda lo staff tecnico, per l'accoglienza che ci ha riservato Temù. Sembrava che fossimo una squadra di Champion League e non una squadra retrocessa. Tutto questo ci ha regalato un minimo di entusiasmo per ripartire dopo la retrocessione. Non c'è niente di facile, ma è meno difficile ripartire quando si può contare su un ottimo gruppo. Dei 34 giocatori in ritiro, non ce n'è stato uno solo scontento.


